Cpl: «Daneggiati da Casari Ci risarcisca 300mila euro»
L’arringa degli avvocati che rappresentano la coop al processo sulle corruzioni «Colpevole pure Simone». Le difese contrattaccano: «Reati? Normali relazioni»
Trecentocinquantamila euro di danni di immagine alla Cpl, provocati dall’ex presidente Roberto Casari (per 300mila euro), e dall’uomo d’affari Francesco Simone per 50mila. È questa la richiesta formulata ieri dalla coop di Concordia al processo sulle corruzioni a Ischia e sulle fatture false, in corso a Modena. La scorsa settimana i pm Niccolini e Mazzei avevano chiesto condanne per tutti gli imputati (5 anni per Casari, cui è contestata anche l’associazione a delinquere). Ieri, in apertura di udienza, è stata la volta degli avvocati Tommaso Guerini e Filippo Sgubbi. Il prof Sgubbi ha curato l’aspetto difensivo dell’azienda, che è al tempo stesso imputata. Mazzei e Niccolini avevano chiesto la condanna a 375mila euro della Cpl, per non aver saputo impedire che al suo interno una associazione criminale perseguisse interessi diversi da quelli leciti. Una azione favorita dalla circostanza che l’organismo di vigilanza fosse costituito in sostanza da persone della stessa dirigenza. Tanto che dopo lo scoppio dell’inchiesta la Cpl si è dotata di un’organizzazione assai più rigorosa.
«Cpl non ha tratto alcun vantaggio patrimoniale da quei comportamenti», ha in sostanza affermato Sgubbi, chiedendone l’assoluzione. L’avvocato Guerini ha invece rappresentato l’altro fronte, quello proprio della parte civile. In circa un’ora, non ha risparmiato critiche a Casari e agli altri imputati, specie Simone, l’uomo vicino a Craxi e all’ex presidente della Tunisia Ben Alì, che ricevette una valanga di soldi da Cpl per «fare cose, vedere persone», come stigmatizza la Procura. E l’avvocato di Cpl è sulla stessa linea: «A Cpl Simone ha venduto quelle... amicizie. In azienda si domandavano cosa facesse di concreto Simone, che era soprannominato Mister Tom Tom... In un contesto diverso gli avrebbero offerto un caffè prima di accompagnarlo alla porta», ha detto in sostanza Guerini. Il quale ha insistito sul danno di immagine: «La dirigenza spazzata via, quelli che sono rimasti hanno dovuto sforzarsi per sopravvivere, l’azienda ci ha messo mesi a rientrare nella white list, è stata commissariata, ha perso tanti dipendenti...». Di qui la richiesta della pesante condanna al risarcimento.
Conclusa questa fase, sono iniziate quelle delle difese. Ed il primo a parlare è stato l’avvocato Vignola, un luminare del foro, già difensore di Romeo nell’inchiesta Consip, tanto per capire. Vignola difende Massimo Ferrandino, altro avvocato dalle relazioni importanti (anche con il Vaticano) a libro paga di Cpl, proprietario del famoso albergo e fratello dell’allora sindaco di Ischia (oggi europarlamentare) Giosi Ferrandino. Una difesa partita giocoforza dalla difesa del sindaco di Ischia, che «non aveva possibilità di scambiare alcun favore con la Cpl, degno di rilevanza giuridica per qualificare una qualche forma di corruzione». Men che meno, a caduta il fratello avvocato. Più volte Vignola ha contestato la consistenza del processo, dalle imputazioni alle persone coinvolte. Ha difeso la legittimità della convenzione tra l’albergo e la Cpl, come del ruolo di “procacciatore di affari”. È ha ammesso quella che al più può essere qualificata come “caduta di stile” in quelle frequentazioni. Ma non reati.
Di qui la richiesta di assoluzione. Tesi su cui si è innestato l’intervento del codifensore, professor Coppi. Il processo riprende il 7 febbraio. —
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