La prostituzione alla Cavazzona «Così aiutiamo quelle ragazze»
Incontro di Libera con la comunità Papa Giovanni XXIII che si occupa delle lucciole «Siamo costanti negli interventi, ma non è facile conquistare la loro fiducia»
CASTELFRANCO. «Smettete di comprare i corpi delle ragazze». Una studentessa universitaria ha suscitato applausi domenica sera all’Officina, sede dell’incontro “Sulla strada” organizzato da Libera. Davanti a decine di presenti, di cui molti giovani, la 21enne ha raccontato in video di essere venuta in Italia per studiare salvo poi scoprirsi ingannata, essere picchiata, violentata e costretta a prostituirsi sotto minacce alla famiglia.
La sua non è storia solitaria. Arietta Mata, ad esempio, aveva 24 anni quando è stata rapinata e uccisa a Castelfranco poco più di un anno fa.
La drammatica differenza tra la 24enne di origine ungherese e la 21enne proveniente dalla Nigeria risiede in due incontri: la prima si è imbattuta nell’uomo che le ha tolto la vita, la seconda ha conosciuto una volontaria della comunità Papa Giovanni XXIII che l’ha salvata.
I volontari
L’associazione alla Bruciata di Modena ha avviato nel 1997 la Catena Umana contro la prostituzione e da poco ha lanciato una petizione nazionale (www.questoeilmiocorpo.org) per multare i clienti al fine di fermare la domanda in Italia.
«A Castelfranco incontriamo l’amministrazione già da qualche anno - ha riconosciuto a margine Irene Ciambezi, mediatrice interculturale del servizio Antitratta dell’associazione - e ci ritroveremo per definire interventi più precisi sul territorio, provando a sanzionare i clienti».
«Non chiediamo alle ragazze “quanto costi?”, ma “come stai?” - ha aggiunto l’operatrice della comunità Silvia Nocetti - offrendo amicizia. Poi ci presentiamo come un’associazione che può offrire un percorso di uscita».
Percorsi di ricerca delle motivazioni personali, recupero dell’identità e dei sogni, ricollocazioni in contesti familiari e strutture protette (talvolta in altre città), lontano dalla rete criminale.
Le storie alle spalle delle giovani sono diverse, molte sono minorenni e pressoché tutte indossano una maschera «per reggere la situazione in cui sono e rendere conto di una cifra a chi li controlla», come ha proseguito Nocetti.
Le volontarie si presentano loro come amiche, ben consapevoli degli inganni subiti dalle donne costrette a prostituirsi anche dai propri cari. «La forza dei nostri interventi è la costanza - ha assicurato l’educatrice - perché così le ragazze capiscono che siamo lì per loro. Fanno una fatica immane a fidarsi».
Consuelo Bianchelli, antropologa ed educatrice del Crid, ha ricordato gli inganni, le minacce e i debiti «di decine di migliaia di euro» contratti dalle giovani. La relatrice ha posto l’attenzione sul fatto che «la tratta di esseri umani è connessa in modo forte al traffico di droga e di armi». Senza dimenticare che, come rimarcato da Bianchelli, «le madame e la rete criminale sanno molto bene come sfruttare i margini del sistema di accoglienza».
«Gli intermediari molto spesso sono i fidanzati», ha aggiunto Ciambezi, ribadendo come le organizzazioni che sfruttano la prostituzione abbiano «copiato le nostre organizzazioni mafiose» perché «nessuna mafia può inserirsi in un territorio senza un accordo con le altre organizzazioni criminali».
«Siamo consapevoli che il fenomeno della prostituzione è presente a Castelfranco», ha detto Enrico Calzati, esponente del presidio di Libera “Mancini Vassallo”, che ha indicato nell’attualità «soprattutto nella zona di Cavazzona» lo stimolo a organizzare incontri sul tema. —
G.F.
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