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Suor Lucia torna a 94 anni nella sua Fontanaluccia

Suor Lucia torna a 94 anni nella sua Fontanaluccia

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FRASSINORO. Molti conoscono la storia delle Case della Carità ideate da don Mario Prandi (1910-1986), che dal borgo di Fontanaluccia si sono diffuse praticamente in tutto il mondo. Non tutti sanno però che a Fontanaluccia vive ancora una delle protagoniste di questa storia straordinaria. Don Mario, parroco qui per 48 anni, non trovava un ordine religioso che si occupasse dell’ospizio per poveri e disabili che aveva inaugurato nel 1941, così seguì il consiglio che gli diede il vescovo di Reggio, monsignor Brettoni: «Le suore falle da te: hai delle brave ragazze che già ti aiutano? Metti loro un vestito!». Nacquero così nel 1942 le Carmelitane Minori della Carità. Tra le prime quattro “pioniere” vi era Cecilia Ghini, classe 1925, divenuta suor Lucia, che oggi quasi 94enne, dopo una vita dedicata al prossimo, è tornata a vivere a Fontanaluccia: 77 anni di servizio a poveri, disabili e malati. 

 
«Da bambina non stavo ferma un minuto – ricorda – per me la gioia più grande era correre per la montagna e arrampicarmi sugli alberi. Mi piaceva anche cucire vestitini con avanzi di stoffa, facevo la bambolaia. Furono due bravi sacerdoti a iniziare a farmi riflettere: don Baroncini e don Poli, che a Fontanaluccia avevano ridato impulso all’Azione Cattolica». Determinante fu l’arrivo nel 1938 di don Prandi: «Con lui fui assorbita dall’idea di aiutare alla realizzazione dell’ospizio per i poveri, ne ero entusiasta».
Il passo all’abito religioso non fu affatto semplice: aveva 17 anni e il padre inizialmente non diede il consenso. Le prime tre ragazze, Maria Giubbarelli (suor Maria), Carolina Fontanini (suor Giuseppina) e Almina Ghini (suor Gemma) pronunciarono i voti per la festa della Madonna del Carmine, il 16 luglio 1942. Quel giorno Cecilia restò all’ospizio con gli ospiti: «Piansi tutto il tempo per il dispiacere di non poter essere con loro» racconta. A sbloccare la situazione fu suor Maria, la “mamma saggia” dell’ospizio, che si recò da suo padre e lo invitò con forza a lasciare che la figlia potesse seguire le proprie aspirazioni.
 
«Lui – continua suor Lucia – a quel punto cedette: disse che non ce la faceva più a sentirmi piangere di continuo. Così anch'io potei fare la vestizione: era l’8 settembre 1942». Commovente il ricordo che conserva di tanti ospiti assistiti in 77 anni, a partire dai primi: le tre sorelle Becchelli, tutte sordomute. «L’Anna e la Caterina avevano due caratteri tosti, ma pian piano riuscimmo a tenerle a bada. La piccola Rosalba invece era una monella: ogni tanto scappava su per il monte e poi ritornava tutta soddisfatta con in mano una biscia». Anche di Lino Paini, divenuto poi sindaco di Frassinoro, suor Lucia ricorda l’arrivo: «Era così piccolo: per 15 giorni suor Maria se lo tenne stretto al collo per cercare di non fargli prendere freddo». Il suo desiderio di divenire missionaria fu realtà negli anni ’60 con l’apertura di una Casa della Carità in Madagascar: «Ho passato 35 anni là con i malati di tubercolosi: esperienza indimenticabile».
Rifarebbe tutto?
«Certamente, senza cambiare una virgola» dice sicura. —

 

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