I due schieramenti «Umiliate dalla ditta» «Serve democrazia»
«Dovevamo essere reintegrate nelle nostre solite mansioni, lavoravamo tutte alle pizze, alla produzione. Invece, senza alcuna spiegazione, siamo finite a pulire le grandi vetrate esterne dello stabilimento, con la scala e con lo straccio. Una cosa che non fa mai nessuno, e tutto questo mentre fuori c’era il ghiaccio». Le tredici lavoratrici al centro della nuova vertenza contro l’Italpizza e le cooperative da cui dipendono i lavoratori, vuotano il sacco.
«Non solo, c’è la chiara volontà di umiliarci. Ci hanno mandato a pulire i bagni degli uomini, con una persona che ci controllava, che voleva vederci mentre ci chinavamo per ripulire quei cessi». «Fanno così - sostiene un’altra - perché siamo dei Si Cobas, è una punizione contro le manifestazioni. Io stessa, non appena hanno visto che mi ero iscritta a questo sindacato, sono stata spostata».
Dentro all’Italpizza ma da un’altra parte della barricata, altri lavoratori contestano le modalità della protesta.
«Se ci sono cose che non vanno, se ci sono torti o abusi da rivendicare è giusto battersi per i propri diritti ma nelle forme e nei luoghi dovuti. Non certo bloccando la produzione perché così facendo si toglie il lavoro a tutti. E tutti, in questo stabilimento, dobbiamo mantenere le nostre famiglie». In prima linea, con il camice da lavoro e la cuffia bianca sul capo, Dhorlev Marraffa, rappresentante sindacale della Uil, difende dal suo punti di vista i diritti dei lavoratori dello stabilimento: «Le battaglie si fanno in democrazia, non penalizzando altri. La produzione non si deve fermare, a difesa dei posti stessi». —
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