Il Louvre sollecita Modena per il Compianto del Mazzoni nella mostra su Leonardo
Il modenese fu il predecessore del celeberrimo genio Da Vinci alla corte del re a Parigi
MODENA. Potrebbe essere il modenese del ‘400 Guido Mazzoni detto il Paganino, tra i principali scultori di ogni tempo, una delle star della super mostra dedicata a Leonardo da Vinci e il suo tempo che aprirà al Louvre il prossimo 24 ottobre.
In particolare il museo parigino - il più visitato al mondo - vorrebbe il “Compianto sul Cristo morto” della chiesa di San Giovanni Battista di via Emilia centro. I proprietari, ossia la curia vescovile, valuteranno il prestito insieme alla soprintendenza di Bologna e agli esperti dell’Opificio delle pietre dure di Firenze. Mazzoni, appunto, è un grande scultore, ma nessuno si aspetta che possa essere considerato un numero uno mondiale sulla falsariga di Leonardo Da Vinci.
Ossia il mito della storia dell’arte di cui quest’anno si ricordano i 500 anni dalla morte. Invece il modenese Mazzoni, vissuto tra il 1450 e il 1518, alla corte francese ricoprì per il re di Francia lo stesso ruolo che ebbe Leonardo. Anzi, Mazzoni fino al 1515, per il re d’oltralpe Luigi XII, svolgeva proprio lo stesso lavoro che dall’anno seguente occupò Da Vinci con il successore re Francesco I.
A dirlo è lo studioso modenese Carlo Giovannini, autore di molti saggi e “topo d’archivio” con decenni di ricerche alle spalle. «Mazzoni - spiega Giovannini - è riconosciuto come grandissimo scultore, e su questo non ci piove, ma le carte e alcune mie considerazioni fanno propendere per un ruolo fondamentale. Lo stesso di Leonardo Da Vinci che alla morte di Luigi XVII arrivò in Francia con il successore Francesco I di Valois portando con sé nientemeno che la Gioconda».
Su Guido Mazzoni Modena ha organizzato lo scorso 7 dicembre una serata al Forum Monzani dove Vittorio Sgarbi ha raccontato l’artista prima della proiezione di un documentario realizzato dal fotografo Gianni Volpi. Niente altro di maggiormente “strutturato” per un artista sul quale il Louvre per la sua mostra ha invece puntato gli occhi, appunto con il noto Compianto “scorticato”, ossia privato anni fa del colore ottocentesco, e altri lavori.
«Mazzoni era considerato un uomo d’ingegno - continua Giovannini - un super ingegnere di fine ‘400, secondo il titolo citato in un documento. Proprio come poi fece Leonardo di Vinci appena dopo di lui, per la corte francese si occupava di fortificazioni e di armi e lo faceva in gran segreto. Il motivo era ovvio, Mazzoni era un artista riconosciuto a corte, ma se si fosse intuito che conosceva segreti sulla difesa dello Stato avrebbe potuto essere ucciso o sequestrato dai nemici del re. Forse anche per questo ci sono così pochi documenti su di lui. Inoltre abbiamo pochi disegni a lui attribuiti».
Non a caso secondo gli studiosi - non solo Giovannini, ma anche numeri uno come l’ex soprintendente Giorgio Bonsanti - sanno che l’artista non era solo uno scultore, ma pure un realizzatore di maschere, un orafo e molto altro.
«Arrivò a Parigi con il re Carlo VIII e poi lavorò appunto con Luigi XII - continua Giovannini - ma già dai suoi anni modenesi era divenuto famosissimi come autore di maschere. Io penso che lui utilizzasse la carta sottile, di cui veniva in possesso perché discendente di una ricca famiglia di notai e giureconsulti, per modellare direttamente sui visi di persone le due statue. Tale e tanta è la perizia che non vedo che altri metodi potesse usare. In ogni caso ebbe un ruolo fondamentale in Francia tanto che abbiamo un documento del 19 giugno 1516 che ci dice che con chiarezza che ‘Messer Guido Paganino vene per star a Modena et vene de Franza, dove lo è stato più di XX anni col re De Franza’ ».
Un numero uno, insomma, su cui la “sua” città, l’anno scorso in occasione del mezzo millennio dalla morte, ha lavorato poco. Quasi una damnatio memoriae, se si esclude l’importante mostra al Foro Boario. Ma era l’estate 2005, oltre tredici anni fa. —
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