Italpizza, sit in e scontri con la polizia Gli altri operai: «Basta, lasciateci lavorare»
Scambio di slogan tra Si Cobas all'esterno e un centinaio di lavoratori schierati contro il blocco della produzione
Il confine, come è già avvenuto più volte all’Italpizza, è la lunga cancellata da cui entrano ed escono i camion della ditta. Una linea di separazione, robusta ma sottile, sino a ieri mattina esclusivamente tra le controparti, la proprietà, i datori di lavoro e gli operai e i manifestanti solidali con loro. Ieri invece sia di qua che di là da questa frontiera c’erano lavoratori. Si è creato un nuovo fronte, interno alla ditta, che si è schierato contro il blocco, contro i sit in , contro i picchetti. Fuori, in strada, nel piazzale, attorniati da divise con scudi e caschi, una cinquantina di manifestanti che cercavano di bloccare i camion della produzione. All'interno, inaspettati, dapprima alla spicciolata poi in uno schieramento compatto, un centinaio di lavoratori dell’Italpizza. Hanno approfittato di un cambio d’ora e, ancora con camici azzurri e bianchi e la cuffietta in testa, hanno intonato i loro slogan. «A lavorare, andate a lavorare» e anche «Voi non potete impedirci di lavorare, questa non è democrazia». Italiani e stranieri dentro, italiani e stranieri fuori, in un ping pong di slogan con il megafono: entrambi gli schieramenti, ciascuno dalla propria ottica e con i propri modi, a difendere i diritti dei lavoratori e delle loro famiglie. A San Donnino, in strada Gherbella, la protesta si era riaccesa dalle prime ore del mattino. ll sindacato Si Cobas rivendicava la piena attuazione dell'accordo con la dirigenza aziendale; un accordo per cui si erano battuti a lungo, tra cariche e lacrimogeni, e che era stato sottoscritto in prefettura in dicembre. Ma nei fatti le tredici lavoratrici che sono state reintegrate sono state mandate a svolgere ben altre mansioni rispetto a quelle a cui si dedicavano in precedenza. Dalle pizze, dalla zona produttiva, queste lavoratrici sono state mandate invece a fare delle pulizie nei bagni e a ripulire le vetrate esterne dello stabilimento. Come hanno sostenuto i Si Cobas, i cui rappresentanti erano al picchetto assieme ad altri esponenti antagonisti e oltre che alle lavoratrici in questione e ad altri dipendenti, «si tratta di un sopruso. Questo reinserimento è una presa in giro, dimostra che a nulla e valso l’accordo raggiunto. Se c’è un accordo sottoscritto questo deve essere rispettato, sia dalla proprietà che dalle cooperative». Dall’altra parte il raggruppamento spontaneo di un centinaio di lavoratori sosteneva che «la produzione non doveva fermarsi» e che, in sostanza, se c’erano problemi non era con il blocco dei camion che questi si potevano risolvere. Ma il blocco è stato tentato e non sono mancati gli scontri. Passate le 8 il primo episodio: per consentire il passaggio di un camion, polizia e carabinieri, hanno ristretto verso un lato i manifestanti. Spintoni, urla, scudi umani contro divise con scudo.
Alcuni sono stati trascinati, un giovane è stato portato via in ambulanza a seguito di escoriazioni, sono volati alcuni colpi. A metà mattina altro parapiglia: i manifestanti che si stavano sedendo per impedire il passaggio del camion sono stati spostati con forza. Uno ha opposto più resistenza di altri ed è stato bloccato, con lui anche la moglie, una giovane donna che si era rifiutata di fornire i documenti. I due sono stati portati in questura per accertamenti. La protesta si è quindi trasferita davanti alla questura sino al rilascio della coppia. Poi ancora tutti ai cancelli sino a sera, con la Vignolese chiusa a singhiozzo. Ieri, in serata, la posizione dell’azienda: «Italpizza Spa lancia un appello alle Istituzioni affinché garantiscano la continuità dell’attività produttiva dell’azienda. L’azienda, ormai da mesi, sta subendo un continuo attacco, strumentale e ingiustificato, da parte di un esiguo gruppo di soggetti del sindacato Si Cobas, per la maggior parte non impiegati nel sito Italpizza. Si precisa che Italpizza e le cooperative appaltatrici hanno già da tempo aperto un tavolo negoziale con i sindacati riconosciuti».
La Flai Cgil: «Pochi giorni fa la Flai Cgil ha preannunciato a Italpizza una piattaforma che chiede il rispetto delle applicazioni contrattuali. Le irregolarità riscontrate dall’Ispettorato del lavoro sono la conseguenza delle denunce fatte proprio dalla Flai/Cgil». —
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