Smog, pagella Legambiente Modena ha la maglia nera
Sotto la Ghirlandina 117 sforamenti tra Pm10 e ozono. Peggior dato in regione Le proposte: «Limite dei 100 in autostrada e zone a pedaggio come a Milano»
È un quadro pessimo quello dipinto dal dossier Mal’Aria redatto dal Legambiente. Oggetto l’inquinamento atmosferico nel 2018 nelle città italiane e come sempre al vertice “resistono” i capoluoghi della Pianura Padana.
Concentrando il focus sull’Emilia Romagna, Modena strappa il primato di sforamenti, davanti a Parma e Piacenza. Sforamenti intesi non solo come quelli relati alle polveri sottili - le Pm10 - tipicamente invernali, ma anche relativi all’Ozono, che invece si verificano nei mesi estivi.
A Modena l’anno scorso ci sono stati 117 giorni di inquinamento, 51 dovuti alle Pm10 e 66 all’Ozono. Un dato in calo rispetto al 2017, ma che mantiene la negativa media di 1 giorno inquinato ogni 3.
«Come ribadiamo da anni – sottolinea Legambiente - non servono misure sporadiche, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc di livello nazionale, locale oltre che di bacino padano. Occorre una revisione totale della mobilità all’interno delle nostre città, dando priorità al trasporto pubblico e alla mobilità condivisa e collettiva. Un primo passo per una riduzione del tasso di motorizzazione, verso un obiettivo di decarbonizzazione dei trasporti, sia di persone che di merci. Serve anche una strategia ad hoc per ripensare la mobilità casa-scuola degli studenti, togliendo fin da subito la deroga per l’accompagnamento dei figli a scuola. Assieme a questa operazione, è necessario mettere in campo un intervento deciso di riqualificazione energetica dell’obsoleto patrimonio edilizio delle nostre città. Due strategie che devono diventare prioritari, non solo per migliorare l’aria che respiriamo ma anche per rispettare gli accordi di Parigi sul cambiamento climatico, e contenere l’innalzamento della temperatura entro il grado e mezzo».
LE PROPOSTE
Sono diverse le idee che Legambiente propone per ottenere una drastica riduzione dello smog e toccano in particolare i trasporti e «la riduzione del tasso di motorizzazione (tra i più alti d’Europa) riportandolo a livelli delle più evolute nazione europee».
Quindi lotta alle auto, specie in città: «“Il cambio di paradigma sta dal progettare le città per le macchine al progettare le città per le persone” - prosegue Legambiente - come ha recentemente annunciato il vicesindaco di Oslo dopo la decisione di limitare l’accesso alle autovetture nella città norvegese». In sostanza si traduce «nell’introduzione di target di mobilità vincolanti in tutti i capoluoghi dell’Emilia-Romagna. Sul modello di quanto già avvenuto con la raccolta differenziata, l’idea è quella di fissare obiettivi vincolanti di ripartizione modale degli spostamenti validi nei Comuni con più di 50.000 abitanti, con quota massima di spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno delle aree metropolitane e del territorio comunale, inferiore al 38% del totale degli spostamenti entro il 2030».
A questo vanno aggiunte zone centrali a pedaggio (sul modello di Milano) e più vaste zone a emissioni limitate, con pedaggi elevati per i mezzi inquinati e nuova politica tariffaria sulla sosta. Ripensare il centro urbano, creando zone 30 e prevedendo nuovi spazi verdi.
«E inserire - conclude Legambiente - tra le misure emergenziali in caso di forte smog la riduzione della velocità in autostrada, prendendo spunto dal progetto europeo BrennerLec che ha dimostrato come la riduzione a 100 orari della velocità in autostrada porti ad una riduzione fino al 30 per cento degli ossidi di azoto emessi dal traffico». —
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