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Tumori, ricerca al top tra mille difficoltà

Gabriele Farina
Tumori, ricerca al top tra mille difficoltà

Gli scienziati Airc al lavoro sulla prostata. La dottoressa Imbriano: «Ai giovani serve continuità. L’ateneo deve aprirsi»

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Nuovi marcatori per contrastare meglio il cancro alla prostata. Ecco la finalità della ricerca condotta a Modena dalla dottoressa Carol Imbriano e dalla sua squadra.

Il progetto rientra tra i 524 finanziati nel 2019 da Airc e la sua Fondazione per un importo complessivo superiore ai 108 milioni di euro. Nei laboratori di Genetica di Scienze della Vita, il gruppo sta studiando una proteina chiamata “NF-Y” o fattore di trascrizione nucleare Y.

«È coinvolta nella regolare espressione dei geni – ha spiegato Imbriano – e controlla anche molti dei geni coinvolti nella trasformazione tumorale. Al momento, stiamo analizzando i tessuti di pazienti affetti da tumori alla prostata. Conduciamo esperimenti in vitro per poi verificare con modelli tridimensionali il loro funzionamento. Il progetto prevede poi una sperimentazione in vivo con modelli di tipo per valutare se, nell’arco degli anni, i risultati si possono validare».

Il team di ricerca sta utilizzando le tecnologie “omiche” (quali genomica, trascrittomica, epigenetica, proteomica) per studiare al meglio le cellule e identificare una “firma molecolare”.

È il segno che, secondo l’ipotesi, sarebbe lasciato da NF-Y durante lo sviluppo e la progressione del tumore alla prostata. Se i ricercatori fossero sulla scena di un crimine, sarebbe l’impronta digitale per smascherare il colpevole ed evitare che compia ulteriori omicidi.

Maggiore conoscenza potrebbe così condurre a migliori trattamenti nelle persone colpite da questa malattia.

«Intendiamo catalogare i pazienti attraverso la proteina che stiamo studiando – ha aggiunto la ricercatrice – con l’obiettivo di trovare terapie più efficaci e idonee. Una volta conosciuti, i meccanismi di base legati alla trasformazione del tumore si possono applicare ai pazienti per classificarli meglio e definire nuovi marcatori tumorali».

Sostenere la ricerca è da sempre l’obiettivo dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro).

La dottoressa monzese di origine, ma modenese di adozione, ha avuto più volte occasione di rapportarsi con l’ente che opera non a fini di lucro.

«Mi sono trasferita a Modena per la scuola di dottorato in Medicina molecolare – ha aggiunto Imbriano – e poi sono rimasta grazie a una borsa di studio ricevuta dall’Airc e ai finanziamenti».

Possibilità che sono state estese negli anni anche a vari componenti del gruppo.

«Abbiamo tre borsiste pagate con i fondi della ricerca – ha precisato la ricercatrice – e in media due tesisti di Biotecnologie mediche che lavorano nei nostri laboratori. È una squadra giovane con nessun altro strutturato a parte me. Una persona è rientrata con una borsa di studio triennale l’anno scorso. La continuità delle conoscenze nel nostro lavoro è importante. Il problema che i ragazzi fanno fatica, se non vedono prospettive future, a restare fedeli al laboratorio».

«Da poco tempo - conclude la responsabile del gruppo di ricerca - abbiamo perso una persona perché a quarant’anni non aveva ancora una situazione stabile. Quando s’è giovani si ha voglia di fare e vedere, ma in realtà pochi riescono a entrare poi in organico». Tra le proposte avanzate al nostro ateneo la Imbriano segnala «il bisogno di aprirsi sempre più verso l’esterno» nella convinzione che «con la volontà di sempre più giovani si possano aprire prospettive maggiori per l’ateneo». —



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