Alluvione 2014 a Bastiglia, Bomporto e Modena: l'inchiesta si chiude senza colpevoli
Deciso il "non luogo a procedere" per i tre imputati, due tecnici e un dirigente di Aipo. Il disastro del 2014 fu quindi solo colpa delle tane degli animali.
BASTIGLIA. Il gup di Modena ha decreto tre non luoghi a procedere, su richiesta del pubblico ministero Pasquale Mazzei, per i tre imputati coinvolti nell'inchiesta sull'alluvione.
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Si chiude così, a cinque anni dalla rotta del fiume Secchia, che allagò San Matteo, Bastiglia e Bomporto, provocando anche la morte di Oberdan Salvioli mentre era impegnati a portare soccorso ai suoi concittadini, l'indagine sulle cause che avrebbero innescato il disastro.
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Di fatto gli unici colpevoli, stando agli studi scientifici, restano gli animali selvatici che avevano scavato tane all'interno dell'argine.
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L’inchiesta della Procura - un procedimento esclusivamente giudiziario e quindi molto diverso da quello condotta dalla Commissione della Regione - puntava a ricostruire eventuali responsabilità umane nel disastro che il 19 gennaio scorso ha portato ad allagare un’enorme parte della provincia, soprattutto la Bassa: danni per centinaia di milioni di euro dovuti alla rottura dell’argine maestro del Secchia lungo il Canaletto e che hanno colpito abitazioni private, negozi e attività produttive a San Matteo di Modena, Bastiglia, Bomporto, San Prospero, Camposanto, Finale, Medolla e San Felice.
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La Procura ha raccolto documentazione e dati per capire lo stato dell’argine nel periodo precedente al cedimento sotto la pressione dell’acqua.
Il culmine dell’indagine è arrivato il 5 febbraio 2014 quando gli agenti del Corpo forestale, con funzioni di polizia giudiziaria, si sono presentati alla sede dell’Aipo in centro storico a Modena e hanno acquisito numerosi atti. A rendere noto il blitz è stata Aipo stessa con un comunicato nel quale si diceva che da parte dell’ente preposto alla cura delle acque c’era massima collaborazione alle indagini.
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Gli aspetti più importanti per il magistrato sono stati fondamentalmente due: lo stato di manutenzione degli argini e i dati pluviometrici per capire il livello delle acque e lo stato degli argini al momento del cedimento. Il fascicolo era stato aperto immediatamente dopo il disastro che aveva portato anche alla scomparsa del 44enne Giuseppe Salvioli, in seguito ritrovato privo di vita. Subito le indagini erano state conoscitive: si doveva chiarire cos’era accaduto e se era ravvisabile la responsabilità umana, in particolare di chi doveva vigilare sul buono stato degli argini.
Alla fine dell'inchiesta quindi non sono emerse responsabilità da imputare all'uomo e ai tecnici dell'Aipo
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