Frama, fermato il blitz per svuotare il magazzino
Dall’Austria arriva l’amministratore: «Nessuna trattativa, lo stabilimento chiude» Operai bloccano i tir di una ditta esterna. Il sindacato accusa. Nuovo incontro il 30
Sei autotreni questa settimana, sette la prossima. Era già programmato nei dettagli lo svuotamento della Frama di Novi (gruppo Hella), che produceva tendaggi, pergolati e coperture da giardino.
Perché la proprietà austriaca ha già deciso: chiuderà lo stabilimento in affitto a Novi dal curatore fallimentare della precedente gestione, licenzierà i 17 dipendenti a tempo indeterminato, e non rinnoverà i cinque a tempo determinato, dopo avere già assegnato altrove i tre commerciali che operavano con base a Novi.
Gli operai mercoledì mattina hanno bloccato il primo tir, facendo saltare per il momento il piano dei dirigenti del gruppo austriaco. Ma è stato lo stesso amministratore, Andrea Kraler, accompagnato anche da un commercialista, a dichiarare la granitica volontà. E a nulla sono servite le interminabili ore di trattativa con le delegazioni sindacali e quelle istituzionali, cui hanno partecipato fino a tarda sera il sindaco Enrico Diacci e il vice Mauro Fabbri. «Il problema - spiega il sindaco - è che non c’è neppure la volontà di un affitto di azienda, come ipotizzato dai sindacati. Questi signori sono intenzionati a trattenere i marchi, i brevetti, il know-how, il parco clienti, che è probabilmente il motivo che li ha spinti a suo tempo a rilevare l’azienda. E non sono intenzionati a consentire una eventuale concorrenza. Siamo molto perplessi, poiché hanno sostenuto ad esempio che il materiale dei semilavorati che avrebbero voluto asportare con i tir doveva essere venduto per sostenere i costi di Novi, quando invece è parso evidente a tutti venisse portato in un altro stabilimento del gruppo, che ne ha uno anche a Brunico, per essere finito. Ci hanno parlato di gravi perdite economiche, e poi si è scoperto che nel 2018 il fatturato è aumentato del 10%. La situazione è delicata, confidiamo nell’incontro convocato in Regione per il 30 gennaio».
Intanto gli operai si alternano davanti allo stabilimento per garantire il blocco delle merci. A proposito dell’incontro di mercoledì, Cgil in una nota conferma che «si è capito che da parte aziendale, c’era solo la pretesa di ottenere il via libera per asportare quanto più materiale possibile dallo stabilimento... dato che è stato ribadito che non vi è nessuna volontà di considerare una qualche forma, anche temporanea, di continuità aziendale. I tentativi dell’azienda di asportare materiali con l’ausilio di personale esterno rappresentano una palese violazione di quanto pattuito il 15 gennaio presso la Regione, dove si era convenuto un nuovo incontro il 30 gennaio senza mettere in atto nel frattempo azioni unilaterali».
L’incontro del 30, rimane per la Fiom-Cgil, finalizzato a verificare tutte le possibilità alternative alla cessazione ed al licenziamento collettivo «annunciato nella comunicazione aziendale del 21 dicembre».
Comunicazione avvenuta il giorno dopo i complimenti per i buoni risultati dell’annata.
«Ad oggi, però, nonostante le proposte di mediazione avanzate, ma rifiutate dalla proprietà - chiude la nota firmata da Angelo Dalle Ave della Fiom - non si è ancora ristabilita quella condizione di tranquillità necessaria ad una trattativa delicata che deve decidere dell’esistenza o meno di una importante struttura industriale in un territorio, che risente ancora fortemente delle conseguenze del sisma 2012».
Nel frattempo, l’azienda ha anche tolto o coperto le insegne Hella dallo stabilimento. Il che la dice lunga sul futuro di tanti operai e delle loro famiglie che vivono a Novi e dintorni. Dopo il fallimento avevano salvato marchio e brevetti, auto-organizzandosi, e poi illudendosi con l’arrivo del gruppo austriaco che ora invece si porta via l’anima economica della Frama. —
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