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Antimafia, brusca frenata sulle indagini «Non tutto è criminalità organizzata»

Giovanni Tizian
Antimafia, brusca frenata sulle indagini «Non tutto è criminalità organizzata»

In edicola su L’Espresso la circolare del procuratore della Dda di Bologna. Ma furono i reati “spia” a scoperchiare Aemilia

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Nuove leve, donne al comando, giudici da proteggere. E nuovi business milionari in corso sui cui indagare. I pentiti raccontano la galassia del crimine organizzato in Emilia, vivo e vegeto nonostante le pesanti condanne del maxiprocesso da poco chiuso. Inizia così il lungo articolo che domani sarà in edicola su L’Espresso con il titolo “Indagate sui clan. Ma non troppo”.

Il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, con una circolare, suggerisce alle procure delle province di centellinare l’invio di fascicoli di indagine all’antimafia bolognese. Nel nome dell’efficienza.

In pratica, la questione mafiosa, per molti, si è risolta con le condanne di quasi 200 persone e con lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di Brescello. Nella rete della procura antimafia di Bologna sono finiti profili di ogni tipo. Il gruppo investigativo di Aemilia è riuscito a ricostruire la mappa del potere criminale. Grazie a una procura all’epoca guidata da Roberto Alfonso che è riuscito, insieme ai sostituti procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, a mettere insieme frammenti che sembravano slegati tra loro in un unico mosaico criminale. Così è nata Aemilia. Ascoltando i territori, “leggendo” un semplice incendio doloso o un’apparentemente insignificante bancarotta in un contesto ben più ampio. È emersa fin da subito una presenza criminale radicata.

Per questo è una novità la circolare del procuratore Amato, firmata il 17 novembre 2018 a una settimana dalla sentenza Aemilia. Amato invita i suoi colleghi a capo degli uffici inquirenti a dosare al meglio l’uso dell’aggravante mafiosa, l’articolo 7 della legge del 1991. L’aggravante si applica ai reati previsti dal codice penale nei casi in cui questi siano stati commessi o con metodo tipico dei clan o per favorire un’organizzazione mafiosa. Sui reati di mafia o aggravati dall’articolo 7 è la Direzione distrettuale antimafia (Dda) a dover indagare. E nel caso in cui le procure ordinarie - tra cui Modena - rilevino fatti in odore di “cosca” devono coinvolgere la Dda inviando il fascicolo. Questo passaggio garantisce a chi indaga di utilizzare strumenti più incisivi. Così è nata l’indagine Aemilia.

Ora, la circolare di Amato mette dei paletti molto rigidi allo scambio. Suggerisce di limitarsi a inviare un’informazione “per conoscenza” delle vicende d’indagine per consentire così alla procura di valutare “consapevolmente” cosa è mafia e cosa non lo è. Questo per non ingolfare l’ufficio che dirige. Il rischio, tuttavia, è che la richiesta arresti il flusso di informazioni che dai territori giungono alla Dda. E spesso sono i reati “spia” (incendi, minacce, bancarotte, reati fiscali) a risultare rivelatori. Segnali che però vengono raccolti dalle singole procure. Informazioni che poi girano ai magistrati antimafia. Un circolo virtuoso, finora.

Il procuratore per giustificare la sua scelta cita esempi concreti: «Sembrano non corrette, oltre che foriere di ingiustificati aggravi per la Procura distrettuale, trasmissioni degli atti “per competenza” basate(...) solo sulla qualità soggettiva degli indagati (soggetti appartenenti o vicini ad una consorteria criminale, accertata o presunta) senza adeguati risconti probatori». E aggiunge: «Ma vale anche per reati di natura economica (bancarotte, reati fiscali, e simili) rispetto ai quali la finalità di profitto che può avere mosso l’autore non è immediatamente leggibile in termini di agevolazione della consorteria e non può essere fondata solo sulla qualità soggettiva dell’indagato o sulla contiguità (familiare o di altra natura) dello stesso con soggetti che si assumono appartenenti alla “cosca”».

In pratica Amato sostiene che anche se un imprenditore, figlio o parente di un capo clan, commette bancarotta non è detto che sia stato fatto per arricchire la cosca. —



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