«I depistaggi proseguono Non ci si gira dall’altra parte»
L’avvocato di parte civile Fabio Anselmo accusa «Episodi reiterati con forme inaccettabili C’è grande rammarico»
Per la famiglia di Stefano Cucchi i “depistaggi” intorno alla nuova indagine sui falsi che chiama in causa la catena di comando dei carabinieri “si stanno protraendo nel tempo e continuano”. Un atto d’accusa molto deciso, ribadito dal legale Fabio Anselmo nell’udienza del processo bis che vede imputati quattro rappresentanti dell’Arma e che si è tenuto ieri in tribunale a Roma.
Il riferimento è quanto emerso dalle nuove carte depositate in settimana dalla Procura e in particolare le presunte pressioni nei confronti di testimoni chiamati dal pubblico ministero a raccontare cosa avvenne nell’ottobre del 2009.
Per il legale siamo in presenza di “fatti inquietanti e gravi: testimoni che vengono avvicinati. Possiamo anche voltarci dall’altra parte ma esprimo tutto il mio rammarico rispetto alla reiterazione di questi episodi in queste forme illecite e inaccettabili in uno stato di diritto”.
Nel corso dell’udienza è stato anche ascoltato in aula il maggiore Emilio Bucceri, comandante della stazione Appia all’epoca dell’arresto di Stefano.
«In quei giorni ero in ferie ma ricordo che Roberto Mandolini - ricorda in aula il militare - mio vice dell’epoca e imputato in questo processo, su quando avvenuto mi disse: “questi, senza specificare chi, ci vogliono tirare per la giacchetta, noi alla Polizia penitenziaria glielo abbiamo consegnato che era sanò”.
Nel corso del suo esame, il militare dell’Arma ha raccontato di una riunione, la seconda dopo quella effettuata il 30 ottobre, convocata dall’allora comandante provinciale Vittorio Tomasone per “gli accadimenti di Cucchi e del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo”.
«L’unica riunione alla quale ho partecipato - ha detto davanti ai giudici della prima Corte d’Assise - fu un briefing indetto dall’allora comandante provinciale in una nostra caserma alla Cecchignola, avvenuto il 12 novembre del 2009. C’erano il comandante provinciale Tomasone e, scendendo la scala gerarchica, i comandanti di gruppo, quelli di compagnia e quelli delle stazioni. Da poco c’era stato anche l’accadimento Marrazzo, dove erano coinvolti dei carabinieri per una vicenda estorsiva e fu fatto riferimento dal generale Tomasone a questi due fatti e alla gestione del personale».
Sul perché il comandante Tomasone avesse voluto accostare gli eventi che videro coinvolti il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo e la morte del geometra Stefano Cucchi, Bucceri ha spiegato ai giudici: «C’era stata risonanza mediatica e per questo erano interessati». —
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