Gazzetta di Modena

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«Norme sugli appalti? Ci sono, servono mezzi per renderle attuabili»

Stefano Turcato
«Norme sugli appalti? Ci sono, servono mezzi per renderle attuabili»

«Ispezioni e certificazioni devono consentire di emarginare le cooperative spurie evitando collusioni con i committenti»

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La vertenza Italpizza rimane più che mai di attualità e uno dei quesiti più ricorrenti,oltre all’ovvio «come risolvere il caso?», riguarda quali siano gli strumenti normativi a disposizione per intervenire in maniera efficace o se non sia il caso di sollecitare il legislatore. Quesiti da porre a docenti universitari esperti della materia. Fra questi c’è il prof. Luigi Enrico Golzio, per anni docente ordi nario di organizzazione aziendale presso l’ateneo modenese.

«In linea generale, e prescindendo dalla vicenda Italpizza - dice il prof. Golzio - la normativa sugli appalti è molto precisa con regole che garantiscono che un appalto sia, per così dire, genuino. Il contratto di appalto deve prevedere obblighi nel rapporto fra appaltante e appaltatore: elenco dei lavoratori impiegati ogni giorno, postazione informatica in cui il committente invia le comunicazioni relative al lavoro da svolgere, soprattutto un Piano di lavoro dato in anticipo ed eventuali variazioni rese note tempestivamente, regole sul luogo di lavoro, sulla supervisione da parte del committente, da non confondere con un controllo continuativo che può caratterizzare solo il lavoro dipendente. Ma la cosa più importante - continua il docente - riguarda la determinazione del prezzo dell’appalto: norme volute per far sì che il rischio d’impresa sia ripartito fra appaltante e appaltatore in modo ben distinto».

Nel caso specifico di Italpizza lavoratori e sindacati lamentano irregolarità nel contratto, che dovrebbe essere quello Alimentare e non Multiservizi, discriminazioni fra gli addetti, ritorsioni tramite le mansioni per chi è sindacalizzato, sfruttamento negli orari, nei turni e nei riposi.

«Le aziende - aggiunge Golzio - come ovvio scelgono i contratti più vantaggiosi e qui si innestano i motivi fondamentali di queste criticità: cooperative spurie sempre più diffuse, come accertato nel settore lavorazione carni, e carenze nei controlli da parte degli ispettori del lavoro. Fino a qualche tempo fa non c’erano i soldi per uscire a fare i controlli. La stessa Fondazione Biagi svolge l’attività di certificazione su contratti e appalti. Ma in definitiva la risposta a chi chiede cosa fare per risolvere vicende di questo genere è semplice. Io ritengo che gli strumenti normativi ci siano ma occorre creare le condizioni perché siano attuabili certificazioni degli appalti, controlli efficaci e frequenti da parte degli ispettori del lavoro, emarginazione delle coop spurie per evitare le collusioni con i committenti». —

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