Alluvione nella Bassa, tutti colpevoli ma nessuno processabile «È il sistema che non va»
Il giudice scagiona i tre indagati per il disastro del 2014 che sconvolse Bomporto e Bastiglia. Il pm «Vigilanza disorganizzata e inadeguata Tuttavia ad Aipo erano negati i fondi necessari per svolgere i suoi compiti»
Un sistema colabrodo, privo di organizzazione del personale, peraltro numericamente insufficiente per verificare la sicurezza idraulica. Privo di controlli, dal momento che un singolo dirigente era chiamato a verificare il personale di un’area vasta, senza che si potesse sapere dov’era e cosa faceva quel personale, dal momento che si trattava di autocertificazioni postume. Privo di fondi, pochi e contesi tra troppe necessità. Incolpevole, a sua volta, perché era la politica a negare i fondi, o ad indirizzarli per altre priorità. E così, a cinque anni dall’alluvione, la colpa del disastro resta solo alle nutrie, ai tassi e alle volpi. Sono stati i loro buchi ad aver provocato la rottura dell’asta del Secchia a San Matteo di Modena, allagando una gran fetta della provincia. Il resto, purtroppo, è un “colpa di tutti-colpa di nessuno” che non poteva reggere un processo penale.
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I TRE INDAGATI
In questo contesto inquietante, cinque anni dopo quelle scene apocalittiche e indimenticabili il pm Pasquale Mazzei ha chiesto e ottenuto dal gip Andrea Romito l’archiviazione del procedimento e il proscioglimento per i tre indagati: il dirigente di area Aipo ingegner Fabrizio Giuffredi, residente a Parma (difeso dall’avvocato Giulio Garuti), l’ufficiale idraulico del IV Tronco (Secchia) Fabio Forte e l’istruttore idraulico sorvegliante nel IV Tronco Giuliana De Bartolomeo (difesi dall’avvocato Salvatore De Stradi). Ciascuno era indagato, nel suo ambito e ruolo, per aver omesso gli obblighi di adeguata vigilanza negli argini del Secchia, nonché quelli di segnalare la presenza di fontanazzi e di pulire, manutenere e sfalciare l’alveo fluviale. Soprattutto per non aver svolto adeguati controlli sull’azione delle nutrie e di altri animali che creavano gallerie e fessure nell’argine.
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l’alluvione colposa
Perciò erano stati indagati con l’ipotesi di aver provocato un’alluvione colposa. L’inondazione che dal 19 gennaio 2014 ha interessato almeno diecimila ettari di terreno e numerosi centro abitati. Otto Comuni, soprattutto Bastiglia e Bomporto. Il pm Mazzei, titolare dell’indagine, scrive amaramente al termine della sua richiesta di archiviazione che «il compendio indiziario acquisito non consente di elaborare una proposizione accusatoria suscettibile di adeguata verifica dibattimentale». In parole povere, dalle indagini non è emerso nulla che possa reggere in un processo, tali, tante e indefinite sono le colpe umane.
Se la Commissione di esperti della Regione (sei docenti universitari) è arrivata a concludere che «non ha avuto incidenza determinante sulla causa dell’evento il meccanismo di rottura arginale per sifonamento», resta da ricercare una spiegazione più complessa.
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Aipo senza i fondi
L’inchiesta ha infatti portato alla luce, scrive il pm, «notevoli difficoltà finanziarie ed organizzative che impedivano all’Aipo di svolgere adeguatamente i compiti. A Modena, si legge, all’epoca c’era una grave carenza di personale, come risulta da alcune persone ascoltate: tre addetti per sorvegliare 119 chilometri di argine. Mancava poi un dirigente a tempo pieno. L’ingegner Giuffredi era allora il dirigente dell’Area Po Emiliano con 5 uffici provinciali sotto di lui. Un’organizzazione che il pm ritiene precaria.
IL RUOLO DELLE NUTRIE
E le nutrie, i tassi e i castori, additati da subito come responsabili dal direttore generale Aipo ingegner Fortunato e diventati subito proverbiali? Esisteva un «articolato sistema di tane» che ha creato il vuoto negli argini? L’ingegner Giuffredi dice in interrogatorio: «Sapevo del problema delle tane: Aipo aveva aderito al protocollo della Provincia». C’era un programma di manutenzione finanziato ma i soldi erano stati congelati: aveva chiesto una relazione senza avere una risposta adeguata. Ci fu un primo finanziamento ma l’urgenza e il pericolo non furono colti: «Quindi i lavori di chiusura delle tane non furono eseguiti per mancanza di fondi».
LE TANE E LA SOMMA URGENZA
Finalmente a novembre, poco prima della rottura del 19 gennaio 2014, Aipo aveva tuttavia fatto pulire gli argini alla ditta Ideoter tramite subappaltatrice Fer e chiudere tane da una ditta privata. Tutto questo dopo un verbale di “somma urgenza” dell’aprile 2013 (poi replicato a settembre) che è tutto dire. I cacciatori videro in effetti le nuove tane l’11 gennaio, ma non si può dire se fossero lì da poco. E se quindi ci fossero recenti colpe. «Va dunque sicuramente censurato un modello organizzativo disarticolato e inefficace - commenta il pm - che non consentiva un controllo puntuale sulla vigilanza esterna». Servivano controlli a sorpresa di Aipo, ma non furono mai fatti.
perchè archiviare?
La richiesta di archiviazione per i tre funzionari Aipo, il dirigente e i due tecnici idraulici, si spiega perché ciascuno qualcosa fece, ciascuno aveva una pezza d’appoggio, ciascuno è un po’ inadeguato, ma non abbastanza da provare che sia il colpevole, in un sistema politico, istituzionale, dirigenziale e operativo dove le colpe, e le prove delle colpe, si disperdono fino a dissolversi. Della richiesta di archiviazione poi nessuno è stato avvisato per l’eventuale opposizione. Non il Comitato Alluvionati costituito e poi lasciato al suo destino dall'avvocato Massimo Jasonni, dopo la sua rinuncia. Qui si parla di «incolumità pubblica». Per questo la Procura non individua nel singoli cittadini - pur danneggiati - le persone offese. Questa qualifica invece spettava ai sindaci degli otto Comuni colpiti e al Presidente della Regione. Ma nessuno si è fatto avanti nel corso di questi cinque anni. —
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