Elena danza nella “sua” Africa «Un’emozione mai provata»
La fotoreporter di Sassuolo ha partecipato ad uno stage in Senegal e Gambia «Il senso di solidarietà e fratellanza tra gente povera è ciò che più mi ha colpito»
Senza voler fare accostamenti a opere che hanno fatto la storia cinematografica e letteraria come “Sognando l'Africa”, il film con Kim Basinger, oppure “La mia Africa”, il romanzo di Karen Blixen, la storia della sassolese Elena Bellini ha qualcosa di magico e mitico. Lei, conosciuta fotoreporter, nei giorni scorsi è tornata dall’Africa, dove ancora una volta ha vissuto avventure ed emozioni.
Elena è innamorata del continente nero, dove è stata più volte e con diversi partner. Questa volta ha abbinato una vacanza indipendente ad uno stage di danza “afro” in Senegal e Gambia. «L’Africa è per me l’equivalente di un amore - racconta raggiante - e come nelle storie d’amore, a volte vengo trattata bene, altre male. Ma al cuore non si comanda. Stavolta sono stata 22 giorni, dodici di vacanza-avventura e dieci di stage. Ho formato un gruppo di sei persone, oltre a me c’erano anche una ragazza di Modena ed altri di Trento e Treviso. Ciò che abbiamo vissuto nel momento è stato bellissimo. Eravamo nel sud del Senegal, nella regione di Casamance, dove abbiamo visitato villaggi poveri ma dove abbiamo trovato la dignità e la condivisione che forse dalle nostre parti manca. Lì, dove c’è anche poco da mangiare, quel poco che c’è è di tutti, e ne hanno donato anche a noi, con un sorriso che dà tanta forza. Vivono coi valori della famiglia, del dovere, dell’accoglienza: ho capito che avendo poco o nulla hanno anche meno problemi».
«L’Africa è in gran parte di un continente martoriato da secoli - aggiunge Elena - ed oggi colonizzato, controllato e gestito dai cinesi. La sanità, ad esempio, è a pagamento ma quando c’è chi ha bisogno, gli altri fanno una colletta per farlo curare. I giovani fanno qualche lavoretto nei villaggi oppure vanno nelle città, dove vengono fagocitati dal progresso ed in gran parte non tornano».
Le altre esperienze erano arrivate soprattutto grazie ai frati cappuccini di Milano, nelle missioni d’Etiopia. «Con loro collaboro da tempo - prosegue - ed insieme abbiamo fatto alcuni calendari e altre pubblicazioni. Una iniziativa di questi tempi è “Pane in piazza” a Milano che raccoglie fondi per costruire un panificio a Diredana, in Etiopia, e può contare sul supporto dei panificatori milanesi per beneficenza».
L’ultima battuta è sull’ultimo viaggio. «In passato ero dentro a schemi definiti: coi frati cappuccini oppure i gruppi che ho accompagnato per conto di un’agenzia con la quale collaboro; stavolta no, ero fuori dagli schemi e sono diventata una di loro, con i loro ritmi, senza acceleratore, con le loro regole di vita: ed è stato stupendo. Tanto da farmi dire, anche se sono arrivata da pochi giorni: ci torno, eccome se ci torno». —
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