Gazzetta di Modena

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Fuoriclasse. Il ruolo del Consultorio nella violenza alle donne «Il coraggio di denunciare»

Silvia Maccari
Fuoriclasse. Il ruolo del Consultorio nella violenza alle donne «Il coraggio di denunciare»

Paola Picco, dirigente dell’Ausl, entra in contatto quotidianamente con ragazze in difficoltà  «È fondamentale saper riconoscere da subito i casi di abuso con le giuste domande»  

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MODENA. Paola Picco, dirigente medico del Consultorio familiare di Modena, entra quotidianamente in contatto con persone, in particolar modo donne, di tutte le età e provenienze.

È necessario nel suo lavoro, tanto per lei quanto per i suoi colleghi operatori, essere accorti e attenti: è fondamentale la capacità di saper riconoscere, negli individui che si presentano alla loro porta, situazioni di pericolo celate dietro ad anomalie e comportamenti inconsueti, di modo che problematiche serie come la violenza domestica, se riconosciute per tempo, possano ricevere l’attenzione e il supporto che meritano .

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Quale procedura viene seguita quando una donna, vittima di violenza, si presenta al Consultorio familiare?

«Dal momento che lavoriamo con donne, in gravidanza o meno, che non portano segni visibili di una violenza, il primo passo è sempre quello di rivolgere sistematicamente delle domande, finalizzate a comprendere la condizione della persona in questione. Nel caso in cui da questo dialogo traspaia che la donna è effettivamente vittima di una violenza domestica, la cosa più importante è che lei, per prima, prenda piena consapevolezza della propria situazione e decida di uscirne. Purtroppo non abbiamo una soluzione immediata a questo tipo di problemi: la procedura che seguiamo è graduale. Innanzitutto facciamo in modo che la vittima venga messa in contatto con il centro anti-violenza più vicino; in seguito, qualora fosse necessario, le viene affiancato un sostegno psicologico e, da parte nostra, viene offerto un percorso di aiuto e supporto».

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Come si agisce quando una donna, durante questo percorso da voi offerto, decide di non proseguire?

«Questo è un momento molto difficile; il nostro operato si basa principalmente sul legame che tentiamo di stringere con le donne che si rivolgono a noi. Se questo rapporto di fiducia viene instaurato e poi interrotto, costituisce una fonte di grande frustrazione per il Consultorio. E’ fondamentale, in questi casi, tentare di recuperare la donna, facendo leva sui progressi e i traguardi raggiunti insieme fino a quel momento. La cosa più importante è che chi si rivolge a noi si senta al sicuro e si renda protagonista attivo del percorso che offriamo».

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Qual è principalmente la fascia d’età di donne che si rivolgono a voi?

«Generalmente chi fa il nostro lavoro è abituato a trattare con persone di tutte le età: abbiamo, difatti, uno Spazio Giovani dedicato ai ragazzi tra i 13 e i 19 anni, e il consultorio tradizionale che, invece, segue le donne nel corso della loro vita. È, inoltre, importante per noi affiancare le donne in età fertile, al fine di aiutarle a vivere la loro sessualità in modo sano ed, eventualmente, prepararle alla genitorialità, di modo che i nascituri possano in futuro vivere in un ambiente sicuro e sereno». —


 

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