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Fuoriclasse/ Messori: «La curva del Modena piena mi emoziona ogni volta»

Agnese Greco Gaia Filippi
Fuoriclasse/ Messori: «La curva del Modena piena mi emoziona ogni volta»

Come conciliare una normale vita da adolescente, fatta di scuola, amici e famiglia, con gli impegni di un calciatore professionista? Ce lo racconta Pietro Messori, giovanissimo centrocampista del Modena, che a soli 18 anni si trova ad affrontare il campionato con la prima squadra.

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MODENA. Come conciliare una normale vita da adolescente, fatta di scuola, amici e famiglia, con gli impegni di un calciatore professionista? Ce lo racconta Pietro Messori, giovanissimo centrocampista del Modena, che a soli 18 anni si trova ad affrontare il campionato con la prima squadra. Con il suo ciuffo biondo e il fare spigliato, si presenta come un normale ragazzo della sua età; dietro a questa apparenza, si cela in realtà una disciplina ferrea e una grande forza di volontà, grazie alle quali è riuscito a trasformare la sua passione per il calcio in un lavoro, che occupa la maggior parte della sua quotidianità.

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Frequenti ancora le superiori e sei un calciatore: come riesci ad organizzarti?

«Certamente è piuttosto impegnativo. Soprattutto in questa seconda metà di campionato sto facendo abbastanza fatica a trovare il tempo e l’energia per dedicarmi allo studio. Penso però che sia mia responsabilità riuscire ad organizzarmi e far conciliare tutti gli impegni; per quanto mi è possibile sto cercando di portare avanti scuola e calcio».

La prima volta che hai indossato la maglia del Modena e che sei uscito dal tunnel del Braglia, quali sono state le emozioni che hai provato?

«La prima di campionato sarà per sempre un ricordo indelebile. Entrare in campo dopo essere passato dal tunnel e vedere la curva gremita di persone che ci incitavano e ci sostenevano mi ha fatto venire i brividi. Rivivo la stessa emozione a ogni partita, il supporto dei tifosi mi sprona a dare continuamente il massimo, come ripeto sempre sono il nostro dodicesimo uomo in campo».

Sei tifoso del Modena da quando eri bambino, cosa vuol dire entrare nella squadra della tua città?

«È prima di tutto motivo di orgoglio, ma al tempo stesso una grande responsabilità. Sicuramente è una maglia pesante per me, che andavo in curva da piccolo a tifare la squadra della mia città. Cerco di ricordare sempre da dove ho iniziato e conservare quella passione che mi ha accompagnato in tutto il mio percorso».

Chi è il tuo idolo o modello di riferimento a livello calcistico?

«Adesso non gioca più, ma è Andrea Pirlo. Invece, come giocatore del Modena, a parte Armando Perna e Simone Gozzi che andavo a vedere da piccolo, se devo scegliere tra i giocatori che mi hanno particolarmente entusiasmato direi Mazzarani o Ardemagni».

Nel tuo futuro cosa vedi? Dove ti immagini tra dieci anni?

«Aspetto, io cerco di dare sempre il massimo in ogni partita e spero di venire ricompensato per il mio impegno. Sicuramente l’obiettivo più imminente è vincere il campionato, e poi continuare la scalata. Al di là del calcio, spero di terminare gli studi secondari e iniziare l’università di Scienze Motorie a Bologna». —




 

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