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Lama Mocogno. Silvia, a 20 anni diventa direttore di banda «Una scelta da brivido ma io amo il gruppo»

Daniele Montanari
Lama Mocogno. Silvia, a 20 anni diventa direttore di banda «Una scelta da brivido ma io amo il gruppo»

 Rivoluzione nello storico corpo musicale “Rossini” «Dopo l’addio di Rossi serviva continuità, così mi sono buttata» 

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LAMA MOCOGNO Un direttore di banda di soli vent’anni è già una notizia, perché è il più giovane della provincia. Lo è doppia considerando che si tratta di una donna, l’unica ad assumere una carica del genere nel modenese. E diventa tripla considerando che la situazione si presenta in un contesto un po’ tradizionalista come quello montano.

Sta portando una bella rivoluzione a Lama Mocogno la nomina a maestro di Silvia Torri, che ha preso le redini dello storico Corpo Bandistico “G. Rossini” lasciate da Giuliano Rossi dopo vent’anni. Un’eredità pesante: la banda di Lama è in attività ininterrotta dal 1890.

Nei primi mesi del 2018 si è provato ad affidare la direzione a un esterno, finché con grande coraggio non si è fatta avanti lei, pronta ad assumersi un’altra responsabilità dopo quella di guida (assieme a Daniela Ballocchi) della scuola di musica. Un salto non da poco, ma che calza a pennello a una realtà giovane come quella di Lama, formata da una quarantina di elementi con un'età media di trent'anni (il presidente della banda, Luca Zecchini, ne ha 24).

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Silvia, i primi mesi ormai sono passati: com’è la vita da maestro?

«Molto impegnativa: è dura sostituire una figura come quella di Giuliano, ma cerco di fare del mio meglio».

Come ti è venuto di lanciarti nell’impresa?

«Suono il clarinetto in banda dal 2008, ho sempre amato tantissimo il gruppo. Dopo l’addio di Giuliano abbiamo provato ad affidarci a un esterno, ma non riusciva a garantire sempre la presenza, soprattutto nei servizi fuori, dove ho cominciato a fare qualche direzione io. Finché non mi son buttata: ho detto che se andava bene al gruppo, potevo farmi carico io della direzione in toto. Era il giugno 2018 quando ho assunto ufficialmente la carica, con un certo brivido all'inizio».

Come ti hanno accolto?

«Mi hanno dato subito fiducia senza diffidenze, nonostante la banda sia a larga prevalenza maschile: su 40 componenti, me compresa le donne sono solo una decina. Ma ero più diffidente io, pensavo: “Così giovane e donna magari poi non mi rispettano”. E invece no, mi rispettano eccome: c'è un rapporto di grande correttezza e soddisfazione, tanto che ho deciso di investire sulla mia formazione musicale così da poter essere nel futuro, se vorranno, un maestro sempre più professionale».

Fai studi specifici?

«Sì, al Vecchi Tonelli di Modena, dove nel 2017 ho intrapreso il corso di clarinetto, dal novembre scorso ho iniziato anche il Master di direzione».

Pensi di portare novità nel repertorio?

«È già abbastanza vario: accanto alle classiche marce e ballabili abbiamo colonne sonore e arie d’opera per i concerti. Però sì, mi piacerebbe portare qualche pezzo nuovo, colonne sonore magari: sto lavorando a degli adattamenti, chissà».

Suonate solo a livello locale?

«No no, partecipiamo anche a eventi provinciali, regionali e a trasferte in giro per l'Italia: siamo stati a Pesaro-Urbino, Pordenone, Cinque Terre, Castellina in Chianti, anche a Viareggio per il Carnevale 2015 e tanti altri posti. Facciamo degli scambi con le bande locali, che poi vengono qui per concerti speciali, come quelli dedicati a Giuseppe Barbieri, che prima di Giuliano ha diretto la banda per più di 50 anni. Indimenticabile».

Ma cosa dicono in paese di un maestro donna?

«Mi sembrano contenti: a giudicare dalle presenze e dagli applausi del concerto di Natale, direi che c'è un certo entusiasmo».

Ma cosa dicono in paese di un maestro donna?

«Mi sembrano contenti: a giudicare dalle presenze e dagli applausi che abbiamo avuto al concerto di Natale, che è uno dei nostri principali appuntamenti, c'è un certo entusiasmo, ed è un grande stimolo per continuare a crescere col gruppo. In un paese come il nostro, la banda svolge una funzione aggregativa che va preservata, ed è questo il motivo principale che mi ha spinto a mettermi in gioco, nella speranza di poter dare qualcosa e nella certezza di ricevere tanto dalla gente». —
 

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