Gazzetta di Modena

Modena

IL DELITTO DI VIA CARLO SIGONIO 

Il bambino morì per le botte Va in carcere la madre omicida

Carlo Gregori
Il bambino morì per le botte Va in carcere la madre omicida

La 29enne è in cella a Sant’Anna: sconterà i cinque anni del patteggiamento Lei chiamo il 118 per i dolori del piccolo, poi si scoprì che l’aveva picchiato a morte

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L’altro ieri hanno suonato al campanello del suo appartamento di 16 metri quadri in via Carlo Sigonio, dove è avvenuto il tragico fatto.

I carabinieri insieme con la Squadra Mobile l’hanno prelevata e per lei si son parte le porte della sezione femminile di Sant’Anna. È in cella la moldava 29enne condannata a 5 anni per aver ucciso il figlio di neppure 4 anni in un impeto di furia. È stato due anni fa, una storia che ha lasciato sotto choc Modena: un semplice intervento per malore alla pancia di un bambino ha svelato - nel corso delle indagini del Nucleo Investigativo dei carabinieri con la Procura e degli accertamenti della Medicina Legale - un pestaggio che ha portato alla morte. Un omicidio preterintenzionale; non cercato insomma ma accaduto.

Della donna, volutamente non abbiamo mai scritto il nome. Il motivo è che ha altri due figli minorenni: una ragazza adolescente e un bimbo oggi di un anno del quale si è saputo che era in gestazione poco dopo l’omicidio. Entrambi i ragazzi, vittime di questa tragica situazione, sono stati affidati a una casa famiglia. Nell’ombra anche il convivente della donna, un albanese 38enne uscito di scena patteggiando un anno e dieci mesi per omesso soccorso e autocalunnia (tentò di addossarsi la responsabilità per scagionarla).

Resta lei, la madre, 29 anni, una vita difficile con un tentativo di costruirsi una quotidianità normale attraverso un lavoro fisso e una famiglia in un miniappartamento di via Carlo Sigonio. Il 14 gennaio 2017 la donna chiamò il 118 per un intervento urgente: il figlio Cristian di tre anni e otto mesi stava male, aveva forti dolori alla pancia. Probabilmente, spiegò, al personale medico, aveva fatto indigestione il giorno prima. Ma la sua storia non convinse quegli uomini dediti a soccorrere gente con lesioni a volte molto complesse. Il bambino aveva dei segni sul corpo che non erano dovuti a un mal di pancia. Erano lividi. Cos’era successo?

Il bambino morì poco dopo al Policlinico e il caso fu segnalato alla Procura. Vennero immediatamente avviate capillari indagini dai carabinieri di Modena e analisi anatomopatologica e autoptica all’Istituto di Medicina legale. Gli sconcertanti esiti vennero tenuti segreti a poi emerse lentamente un caso di percosse violente in vari punti del corpo che avevano provocato una lesione interna risultata poi mortale.

«L’ho sculacciato forte, è vero. Volevo solo che la piantasse di fare i capricci», ammise la madre al pm Luca Guerzoni. Intanto il suo convivente raccontava allo stesso magistrato di essere stato lui a picchiare il bimbo. Un tentativo di depistare le responsabilità, si pensò. Alla fine emerse che quel bambino piccolo era stato picchiato perché era sgradito dall’amico della madre. Ogni suo gesto non conforme agli ordini dati era considerato un capriccio e veniva punito. Fino a quel giorno. La madre era tornata stanca dal lavoro e di fronte all’ennesimo rimprovero del compagno l’ha picchiato fino a provocargli, anche se poco dopo, la morte. Nel marzo dell’anno scorso la moldava ha patteggiato cinque anni di carcere. Alla Procura Generale non andava bene però che la pena riguardasse un omicidio preterintenzionale: secondo il magistrato della Corte d’Appello il bimbo non era morto per un eccesso di furia della madre ma perché la madre aveva voluto ucciderlo. Per questo è ricorso in Cassazione. Ma la Suprema Corte il 14 gennaio ha stabilito che la sentenza era corretta: era omicidio preterintenzionale. La sentenza è diventata esecutiva. —



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