Segnalò la stanza alta un metro: 88enne denunciata dal Comune
La beffa per l’anziana terremotata che vive da 7 anni in container con i famigliari Multa da 2mila euro, ordine di restituirne 52mila e accuse di truffa, abuso e falso
SAN FELICE. Duemila euro di multa all’anziana di 88 anni che vive da sette anni nel container con la figlia, il nipote e i loro tre cani.
E non solo: la revoca dell’ordinanza che disponeva il contributo per la riparazione della loro casa e l’ordine di restituire immediatamente (entro dicembre scorso) i 52mila euro di contributo già erogati. In più, inevitabilmente, una denuncia per una sorta di abuso edilizio, falso e truffa, su cui sta svolgendo indagini la polizia municipale .
È evoluta così, con una risposta tanto burocraticamente curata per essere impeccabile quanto inquietante dal punto di vista umano, la vicenda della nonnina di via Rotta che si era lamentata con la figlia perché i lavori di riparazione della sua abitazione erano stati sospesi, dopo che la camera da letto del primo piano era risultata alta poco più di un metro. La Gazzetta - il 19 ottobre - aveva raccontato quella singolare vicenda e il Comune l’indomani in una nota ufficiale aveva replicato affermando che si trattava di una notizia falsa.
In un successivo incontro tra la famiglia (assistita da un legale) e l’assessore all’Urbanistica del Comune Silvestri, questi aveva prima insistito perché la nonnina e i famigliari querelassero il giornale poi, alla vista delle inequivocabili foto a supporto della notizia, era stato deciso un sopralluogo, con la polizia municipale e i tecnici del Comune, effettuato il 31 ottobre. Ne sono seguiti atti categorici: una ordinanza di sospensione dei lavori, notificata il 2 novembre, a firma dell’ingegner Castellazzi.
Una determina con annullamento “in autotutela” della Segnalazione certificata di inizio lavori del 26 novembre 2018, a firma Castellazzi. Nell’atto, che dispone anche la revoca della somma già erogata, si afferma che nel rilievo “stato di fatto” agli atti del Comune la casa risultava alta 4.63 metri alla gronda e 6.13 al colmo, mentre dai rilievi del sopralluogo di ottobre era alta 4 metri nel sottogronda e 5,48 sotto la trave di colmo.
È seguita poi una ordinanza di revoca dei contributi, con ordine alla figlia cointestataria della 88enne di versare tramite bonifico 52mila euro su un conto corrente, a firma del sindaco Silvestri. Il provvedimento motiva per una “falsa rappresentazione dello stato di fatto dell’edificio”. Il 3 dicembre la banca ha richiesto il pagamento di 52mila euro alla anziana e alla famiglia.
L’8 gennaio invece con una nuova ordinanza a firma Castellazzi il Comune ha ordinato “la demolizione delle opere eseguite in difformità del titolo edilizio”. In particolare i solai di interpiano che l’impresa aveva ricostruito all’altezza di 2,70 metri (quelli necessari per l’abitabilità), ma che in origine (la casa, discutibilmente, risulta vincolata) era a 2,35 metri. Nella stessa ordinanza c’è la sanzione di 2000 euro.
«Nei giorni scorsi - spiega il tecnico della famiglia, a sua volta denunciato con il titolare dell’impresa - siamo stati in Comune, convinti della nostre ragioni. Anzitutto perché ci siamo attenuti per lo stato di fatto ad un documento del 1990 circa agli atti del Comune, che quelle altezze riporta. Ci siamo comunque impegnati a demolire il solaio e a ricostruirlo a nostre spese, di tecnici e impresa, intendo. Lo abbasseremo a 2,35 metri, come ci è stato ordinato, così da poter avere una camera da letto, di sopra, ad altezze accettabili. Questa volta abbiamo potuto dialogare. Noi e l’impresa ci accolleremo anche la sanzione. Confidiamo con il buon senso di tutti di risolvere al meglio questa complessa vicenda, nell’interesse della signora di 88 anni e della famiglia»
Intanto sabato la polizia municipale ha notificato gli avvisi di garanzia - con nomina del difensore- alla figlia dell’anziana: sono accusate di abuso edilizio, truffa ai danni allo Stato e falso in scrittura privata. —
A.SE
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