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Modena, il giorno del Santo. Diario della festa di San Geminiano 2019

Modena, il giorno del Santo. Diario della festa di San Geminiano 2019

Racconto con cronaca, foto e video del lungo giorno di San Geminiano. La festa del patrono di Modena, la fiera e la Corrida

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IL CORTEO IN CENTRO

MODENA. Il tradizionale corteo con tutte le autorità modenesi guidato dai valletti con olio e ceri per la cripta di San Geminiano, che dal Municipio ha raggiunto il Duomo, ha aperto ufficialmente la giornata del patrono di Modena.

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Con partenza dal Palazzo comunale, si è svolto il tradizionale corteo in onore del Patrono con il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e la presidente del Consiglio comunale Francesca Maletti, accompagnati dal gonfalone della città, intervenuti in forma ufficiale con le altre autorità. Il corteo ha raggiunto il Duomo, passando per via Emilia, con i valletti in livrea gialloblù a portare in offerta i ceri e l'olio per la lampada che nella cripta arde perennemente davanti al sepolcro del Santo Vescovo..

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IL SALUTO INIZIALE DEL VESCOVO

In cattedrale, una volta arrivato il corteo, ha avuto inizio, pochi minuti dopo le 11 la celebrazione della messa pontificale presieduta dall'arcivescovo di Modena.Alla Messa erano presenti, come ogni anno, anche delegazioni delle città che condividono San Geminano come patrono: Pontremoli e San Gimignano. Il Comune di Modena, a sua volta, ha partecipato con l’assessora Irene Guadagnini alle cerimonie dedicate al Santo in programma a Pontremoli, mentre l’assessora Giuliana Urbelli era presente a San Gimignano.

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Monsignor Erio Castellucci prima di benedire i fedeli con la reliquia del braccio di San Geminiano ha rivolto un saluto iniziale:

"Dopo i lavori di consolidamento durati oltre un anno, siano finalmente tornati a celebrare la Solennità di San Geminiano nella sua casa: solennità che ogni anno richiama migliaia di fedeli e cittadini modenesi. - ha esordito l'arcivesvoco -  Ringrazio e saluto tutti i fedeli presenti a questa celebrazione, i confratelli vescovi, il Capitolo della Cattedrale e il suo Arciprete, i presbiteri, i diaconi, i seminaristi, i ministri, i consacrati e le consacrate, tutti i telespettatori e coloro che sono uniti a noi nella preghiera dalle case e dai luoghi di cura e di riposo, gli operatori della comunicazione, i volontari, chi presta servizio liturgico e servizio d’ordine, la Cappella musicale del Duomo e il suo direttore, l’Associazione Garden Club che ha curato l’addobbo floreale, i volontari e gli impiegati per la pulizia della Cattedrale e la suppellettile.

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Saluto e ringrazio le associazioni e i movimenti, gli Ordini equestri, le Confraternite e i Decorati pontifici. Un saluto e un ringraziamento particolare al Signor Prefetto e al Signor Sindaco di Modena, rappresentanti dello Stato e della comunità civile; al Sindaco del comune di San Gimignano, unito a noi dal medesimo patrono e agli altri amministratori presenti; a tutte le istituzioni, del mondo politico, scolastico e accademico; alle autorità militari e alle rappresentanze di altre città e diocesi, agli operatori del diritto e della giustizia, alle forze dell’ordine, di sicurezza e sorveglianza, ai rappresentanti delle organizzazioni sociali, cooperative, commerciali, sindacali, imprenditoriali e sportive e alle fondazioni e organizzazioni bancarie. La Solennità di San Geminiano è l’occasione più alta nell’anno per rafforzare la collaborazione tra tutte le istituzioni che operano per il bene comune, in un’alleanza, che rafforza nei cittadini la fiducia e nelle autorità il senso del servizio.

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L'OMELIA DEL VESCOVO

Nella sua omelia il vescovo Erio Castellucci ha richiamato i temi della lua lettera "Seminatori di speranza" alla città presentata nei giorni scorsi. Di seguito il testo integrale

“Le folle erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Impressiona sempre l’attualità del Vangelo. Il giornale di ieri è già vecchio; il Vangelo di duemila anni fa è sempre nuovo. Le folle sono stanche e sfinite: come ai tempi di Gesù, così ai tempi di San Geminiano, in tutte le epoche della storia e anche oggi esistono folle stanche e sfinite. Le dimensioni mondiali della fragilità sono enormi: più di 800 milioni di affamati e più di un miliardo di assetati, decine di popoli in guerra, milioni di vittime della desertificazione e dei disastri climatici, violenze verso la vita debole ed emarginata, persecuzioni ideologiche e antireligiose. L’elenco potrebbe continuare, come sappiamo bene. Ma non è nemmeno necessario spingere a fare il giro d’orizzonte sul mondo: basta varcare la porta delle nostre case per trovare una fragilità. Sarà un lutto o una malattia, una relazione spezzata o una disabilità, una solitudine o una precarietà lavorativa: la croce non manca mai tra le nostre mura. “Le folle erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Lasciarsi allora prendere dallo sconforto? Volgere lo sguardo altrove, per non pensarci? No, non sono queste le strade da percorrere. Gesù inaugura invece una via nuova, compresa nella parola “compassione”.

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Di fronte alle folle stanche e sfinite Gesù non cambia strada, non guarda da un’altra parte, non si deprime. Lascia entrare invece la fragilità della folla nel suo cuore, si lascia ferire dalla loro debolezza. La “compassione” di Gesù non è una semplice commiserazione, ma è una profonda partecipazione: lui sente come propria la stanchezza della folla.

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Di qui le due iniziative che consegna ai discepoli, a noi: la preghiera, perché il padrone della messe mandi molti operai, lavoratori che alleggeriscano le fatiche della gente; e poi l’azione, perché i discepoli combattano il male, le malattie e le infermità. Una compassione, dunque, che genera preghiera e azione. Sono le tre parole-chiave della vita cristiana. La compassione permette al dolore dei fratelli di entrare nel mio intimo; la preghiera affida questo dolore al Signore e lo deposita nel suo cuore; l’azione entra nel dolore dei fratelli e lo condivide, alleviandolo. Sono tante, molte di più di quanto possa apparire, le persone che si fanno prossime ai fratelli deboli e fragili.

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Nelle nostre case non sono piantate solo le croci, ma anche i semi di speranza e di vita. Dove c’è un lutto, spesso si aprono relazioni nuove e consolanti; dove c’è malattia, tante volte si intensificano anche le premure e gli affetti; dove c’è solitudine e delusione, spunta di frequente la vicinanza. Non è automatico, certo, e per questo anche oggi la messe è molto più abbondante degli operai; ma grazie a Dio non mancano coloro che danno carne alle tre parole-chiave di Gesù: compassione, preghiera, azione.

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Sono gli operai della speranza, si preoccupano della presenza e non della pubblicità, cercando la prossimità e non la ricompensa. Mentre la stanchezza si vede, la speranza rimane spesso velata, ma scorre nelle vene delle nostre case, delle strade, della città, dei luoghi di lavoro, di cura e di incontro; scorre nelle vene delle nostre comunità cristiane: sia nella loro opera educativa, quotidiana e poco appariscente ma molto preziosa, sia nella loro opera caritativa, portata avanti anche “al di là dei loro mezzi” (2 Cor 8,3). La speranza scorre anche nelle vene delle istituzioni.

La Solennità di San Geminiano è in un certo senso la “festa delle istituzioni”, di coloro il cui mandato è la dedizione al bene comune. Chiunque di noi abbia un compito di responsabilità e di guida, ciascuno nella propria sfera di competenza, può sentirsi un operaio nella messe del Signore, inviato ad ascoltare e alleggerire la stanchezza della folla, ad iniettare una speranza sociale, a combattere il male in tutte le sue forme. Le folle non si sentono come “pecore senza pastore”, quando i pastori prendono a cuore le loro fragilità. Ai nostri giorni un forte elemento di disturbo rischia di falsare la relazione tra la folla e le guide: l’arroganza.

Espressione di un’aggressività irrazionale, l’arroganza sembra voler diventare lo stile delle relazioni pubbliche. Slogans ripetuti come dei mantra, ma discordanti dalla realtà dei fatti; sfoghi rabbiosi incrementati dalla rete, attraverso siti e blog che rilanciano espressioni un tempo riservate ai bar e alle taverne. Tutte le istituzioni oggi, in diversa misura, sono bersaglio di critiche violente, che arrivano fino alla diffamazione. Non ne è immune nemmeno il Presidente della Repubblica, anzi nemmeno il Papa. E non sempre queste critiche dipendono dai cattivi comportamenti delle guide, che pure, purtroppo, si verificano.

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Qualche volta provengono persino dall’interno delle istituzioni: nel mondo della politica, ma anche in quello della Chiesa, accade che l’aggressività sia alimentata da chi riveste ruoli rappresentativi nell’istituzione stessa, screditandola. Criticare è utile, screditare è distruttivo. Screditare le istituzioni, dall’esterno o dall’interno, significa attivare l’effetto boomerang, cioè fare il male dei singoli, cittadini o fedeli che siano. La critica costruttiva è importante e si regge su alcuni pilastri: la documentazione completa (non parole o frasi prese qua e là), la rettitudine dell’intenzione, la disponibilità ad offrire il proprio contributo per migliorare.

Chi getta il sasso e ritira la mano non fa che aumentare il senso di smarrimento., a danno specialmente delle persone svantaggiate. I pastori non possono lasciarsi travolgere dal frastuono dell’arroganza, che sovrasta la voce dei deboli; le guide sanno tendere l’orecchio verso chi grida di meno e soffre di più, spesso nel silenzio. Le “folle stanche e sfinite” di cui parla il Vangelo non sono quelle che fanno più rumore e aggrediscono il prossimo, ma quelle che faticano a farsi sentire, perché fragili e ferite.

È il momento di chiamare a raccolta tutti gli operai della speranza, andando contro la corrente dell’odio divisivo e alimentando le grandi risorse della gente che lavora, si concentra più sull’impegno che sul lamento, e si adopera per la costruzione della comunità civile e religiosa. È il momento, per le istituzioni, di rischiare l’impopolarità in nome della profezia, di uno stile cioè che recuperi i valori fondamentali della convivenza umana. Popolarità e profezia non stanno sullo stesso piatto della bilancia; la ricerca del facile consenso attenua la profezia e la profezia, a sua volta, riduce la popolarità.

Ezechiele, nella prima lettura, è stato inviato da Dio come “sentinella” per scomodare, richiamando il popolo alla lotta contro la malvagità, alla quale rischiava di accomodarsi. Il profeta non è arrogante, altrimenti cade nello stesso errore dei malvagi; è mite ma determinato, rispettoso nello stile ma rigoroso nel messaggio. San Geminiano sostenga tutti noi e specialmente le guide, i pastori, le sentinelle, nella decisa ricerca del bene comune: lui, che ha combattuto il maligno e ha sparso senza timore la profezia del Vangelo".

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LA FIERA

La neve e il ghiaccio in giro per la città, non hanno fermato il tradizionale afflusso dei modenesi alla fiera. Le 500 bancarelle regolarmente posizionate di buon mattino hanno iniziato ad attirare visitatori e clienti. Intorno a mezzogiorno tutto esaurito davanti alle bancarlle che preparano le tradizionali piadine e panini con la porchetta. La fiera proseguirà per tutta la giornata. In azione il servizio antitaccheggio della polizia municipale. Per chi va in fiera il copnsiglio di tenere sotto controllo borsa e portafogli.

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Il bilancio. Diversi controlli ma nessuna sanzione agli ambulanti per violazioni al regolamento Tosap o per utilizzo di impianti Gpl non a norma negli stand alimentari. Una sola denuncia presentata e una borsetta recuperata e restituita alla proprietaria che l’aveva smarrita.

E’ il bilancio dell’attività di controllo della Polizia municipale svolta in occasione della fiera di San Geminiano, un’edizione tranquilla e molto partecipata nonostante il maltempo, con ben 498 ambulanti operativi. Di prima mattina, infatti, attraverso la modalità della spunta, dei 69 posti rimasti liberi, sui 520 a disposizione, ne sono stati assegnati 47 ad altrettanti ambulanti in lista d’attesa. Sempre nella mattinata, prima dell’inizio della fiera sono stati sanzionati e rimossi 11 veicoli per liberare gli spazi destinati a espositori e altri 11 sul percorso della Corrida, un altro veicolo nel primo pomeriggio.

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Una trentina complessivamente le multe nella giornata per divieto di sosta e altre violazioni al Codice della strada, in diversi casi per furgoni di ambulanti. Nei controlli è stato individuato un solo abusivo, una signora straniera che nel pomeriggio vendeva calze. Oltre alla sanzione, gli operatori della Polizia municipale hanno anche sequestrato la merce.

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CORRIDA CONFERMATA IN 5MILA AL  VIA: ECCO I PRIMI CLASSIFICATI

Dopo un sopralluogo sul percorso da parte degli organizzatori e dei tecnici comunali, si è deciso di disputare regolarmente la tradizionale corsa podistica che prende il via alle 14.30. Si è resa necessaria un'unica modifica al percorso che richiede la sospensione della circolazione in un tratto di tangenziale per circa due ore del pomeriggio, dalle 14.30 alle 16.30. Sul posto saranno presenti gli operatori della Polizia municipale indicando le strade alternative.

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A causa dell'impraticabilità per ghiaccio del sottopasso pedonale di via Scaglia, dove i mezzi non sono potuti intervenire, infatti, i podisti dovranno percorrere un tratto di circa 500 metri della tangenziale Quasimodo/Neruda dove, quindi, verrà sospesa la circolazione tra via Giardini e via Galilei. I podisti transiteranno nella rotatoria nei pressi del complesso del Raffaello.

La Corrida parla anche quest'anno keniota la vittoria è andata a Onesphore Nzikwinkunda che ha compiuto il percorso di 38 minuti e 11 secondi, davanti a  Primien Manirafasha e all'italiano Lorenzo Dini. Quarto Francesco Agostini, quindi Philemon Kipchumba e Youness Zitouni.

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Per quanta riguarda le donne Giovanna Epis  ha tagliato il traguardo per prima davanti a Elvanie Nimbona e Valeria Straneo,. Quarta Isabel Mattuzzi, Beatrice Boccaleni e Christine Santi.

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