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Vita di coppia, è fuga dal matrimonio e così calano anche divorzi e separazioni

Carlo Gregori
Vita di coppia, è fuga dal matrimonio e così calano anche divorzi e separazioni

L’avvocato Scacchetti: «I numeri del tribunale riflettono l’aumento delle convivenze e il ricorso ai metodi alternativi»

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Divorzi in calo. Separazioni consensuali in lieve aumento mentre per dividersi si ricorre di meno al giudice. In complesso i dati 2018 su separazioni e divorzi a Modena sono in flessione. È quanto emerge della Relazione dell’anno giudiziario della Corte d’Appello a Bologna.

Vediamoli da vicino. Nel 2018 nel Tribunale ordinario di Modena sono stati trattate in tutto 1.809 cause di divorzio e separazione. Quelle in corso erano 1.845 mentre quelle concluse dai giudici sono state 750. In tutto il saldo rispetto la 2017 è a -5%. Scendendo nel dettaglio, le separazioni consensuali (quelle nelle quali c’è un accordo preventivo tra i coniugi che si dividono) sono aumentate del 3% rispetto al 2017. Le nuove cause sono state 765, quelle in corso 753 e quelle concluse 89. Le separazioni giudiziali (quando i coniugi in lite finiscono davanti al giudice) sono calate: -7%. I nuovi fascicoli sono stati 144, quelli in corso 166 e quelli conclusi con la separazione davanti al giudice 222.

Passando ai divorzi, quelli consensuali sono calati addirittura del 14%. Sono state 648 le cause nuove del 2018, 666 quelle in corso e 107 quelle concluse. Infine i divorzi contenziosi (quelli con lite affrontati davanti al giudice) sono calati di un 1%: 261 le cause nuove, 265 quelle in corso e 332 quelle concluse.

Cosa c’è dietro il calo di separazioni e divorzi? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Maria Grazia Scacchetti, uno dei più conosciuti avvocati divorzisti di Modena.

«Se sommiamo le voci vediamo che il saldo dei divorzi e delle separazioni è sempre negativo: -15% in totale per i primi e -4% per i secondi. E’ l’effetto di una situazione in corso da anni: stiamo constatando gli effetti della diminuzione di matrimoni».

È una questione demografica?

«Non solo, è anche un fattore culturale. Ci si sposa di meno e si convive di più. E’ la conferma di un cambiamento del costume matrimoniale e del modello di famiglia. Ma non è tutto».

Cosa si legge ancora?

«Ci sono meno nozze e più convivenze ma ci sono anche coppie che durano meno. Quel -15% dei divorzi ci dice che i matrimoni non durano di più e più a lungo e che la famiglia non è salda. Quanto al fatto che i coniugi si separano meno, come indicano i dati, è l’effetto dell’onda lunga: meno matrimoni ieri; oggi meno separazioni e divorzi. Però dobbiamo considerare anche le coppie di fatto. Sono tante».

Quanto incidono le convivenze su questi numeri?

«Basta guardare nella cancelleria del Tribunale quante richieste ci sono in base all’articolo 337 Ter del Codice civile, quello che regola la separazione tra conviventi con figli: anche loro devono regolarizzare e formalizzare l’affidamento collocatario, la frequentazione dei figli e lo fanno secondo la procedura di quell’articolo. E’ una norma recente (prima ci si rivolgeva al Tribunale dei Minori). Ma se si guardano le iscrizioni si noterà un’impennata. Le separazioni crescono anche tra conviventi».

Quei dati ci dicono altro?

«Bisogna considerare quello che sta fuori da quei dati. Oltre alle coppie di conviventi ci sono coppie sposate che preferiscono accedere alle forme alternative introdotte negli ultimi anni. Penso alla negoziazione assistita introdotta nel 2014 che però richiede sempre l’omologa del Tribunale se ci sono figli. Poi c’è il cosiddetto “divorzio veloce” che si gestisce davanti all’Ufficiale dello Stato Civile, se non ci sono figli o un patrimonio da dividere; ha il vantaggio di costare poco. C‘è anche il “divorzio breve” introdotto nel 2015».

Tirando le somme, siamo di fronte a un ennesimo cambiamento di costume o no?

«I dati 2018 mi sembrano in linea con quello che succede negli ultimi anni: le coppie si sposano sempre meno. Se sommiamo i dati tradizionali a tutte queste nuove possibilità, troviamo un modello di coppia e di famiglia sempre più fragile e precario e, alla fine, di breve durata». —





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