La Lega ridà fiducia a Menani e il centro destra corre diviso
Stefano Bargi, coordinatore del Caroccio, difende il nome dell’ex assessore «Manfredini non ha esperienza». L’ex Sporting vicino Forza Italia. E c’è Macchioni
«Noi siamo convintissimi che il candidato forte della coalizione sia Francesco Menani, che già dalla scorsa estate ha lavorato bene per aggregare le forze in città e non ci tiriamo indietro». A parlare così è Stefano Bargi, consigliere regionale e coordinatore provinciale della Lega, che ribadisce il concetto di poche settimane fa quando, insieme all'interessato, in una cena di autofinanziamento, aveva detto che «se non ci sarà un candidato che rappresenti tutti, il candidato sarà Menani». «Come coalizione ci eravamo dati la scadenza della fine di gennaio – aggiunge – per fare il punto della situazione e capire chi ci fosse e con quali nomi. Abbiamo registrato da qualche settimana il nome di Francesco Macchioni, che presto presenterà in ogni caso una sua lista. Adesso, quasi al fotofinish, è arrivata questa candidatura, mi riferisco ad Emanuel Manfredini, che ci sembra davvero “calata dall'alto”. Nulla da obiettare sul nome ma ho subito una domanda alla quale rispondo io stesso: quale esperienza amministrativa ha Manfredini? Nessuna. Menani ha avuto cinque anni di presenza diretta nella giunta retta da Luca Caselli ed era sempre in prima linea. Menani rappresenta poi i nostri valori e su questo non transigiamo». Riassumendo: Francesco Menani, candidato della Lega; Francesco Macchioni con una lista civica di centro destra (il nome ed il programma la prossima settimana); Emanuel “Rolly Manfredini, candidato di Forza Italia (presentato al resto del gruppo l'altra settimana, direttamente dalla deputata Benedetta Fiorini. Per quanto riguarda il resto non ci sono ancora segnali certi e di questo ne accenna lo stesso Bargi. «Dobbiamo cercare il massimo dell'unità – continua – perchè è importante partire pari agli avversari, anche se al momento non si sono ancora mossi. Il Partito Democratico trema e, aldilà del nome, teme che la nostra coalizione sia compatta; se invece ci presentiamo “spacchettati” allora è il momento che gode». Sassuolo come realtà riflessa della politica che c'è a livello nazionale?
«Dobbiamo comportarci come sta avvenendo a Roma, nel governo centrale: parlare di obiettivi, programmi e raggiungerli, farli toccare con mano subito ai cittadini. Non serve più parlare di centro destra e centro sinistra: è fuori tempo. Ed in questo Sassuolo merita attenzione perchè la gente parla, dibatte, partecipa, più di quanto se ne dica, più di quanto si vede alla luce del sole. Per questo serve essere concreti, fissare i punti programmatici e mostrare gli stati di avanzamento e i risultati raggiunti».
Infine Bargi torna sulla ipotesi Manfredini, che ricordiamo è ex atleta di buon livello (nel salto in alto è stato anche campione europeo master); imprenditore nel mondo delle costruzioni di prefabbricati; presidente dello Sporting club (carica che ha lasciato mercoledì). «Per noi Manfredini potrebbe essere una scommessa – dice – ma non ha esperienza. Lui stesso ha affermato di non di non avere bandiere e nessuna fede politica. A parte che per governare una città difficile come Sassuolo serve eccome l'esperienza, spero che andando avanti non salti fuori che questa fede, invece, c'è: sarebbe un fallimento».
I prossimi passi?
«Vorremmo prima possibile ragionare di programmi – conclude Bargi – e dalla metà di febbraio in avanti essere pronti per andare ad incontrare i cittadini. Il nome? Per me, per noi della Lega, va in secondo piano, più del nome servono gli obiettivi». —
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