Picchia suo padre per difendere la sorella
Capofamiglia perde le staffe e alza le mani su una figlia La più grande, un’atleta, reagisce mandandolo all’ospedale
Esasperato dalla sua mancanza di collaborazione in casa, ha alzato le mani sulla figlia adolescente. Ma la sorella, un’atleta, è intervenuta ed ha malmenato il padre. Che è finito all’ospedale. È accaduto ieri mattina in un appartamento nella zona di via Giardini.
Il battibecco è scoppiato in una famiglia di immigrati molto stimata in zona, residenti in quella casa da decenni, lasciando stupito tutto il vicinato.
All’origine un fatto banale: la richiesta del padre - un operaio 40enne a casa per la festività di San Geminiano - alla ragazzina di andare in cantina a prendere l’acqua per il pranzo.
La ragazza ha atteso un po’ prima di andare e il padre ha perso le staffe reagendo in malo modo, tentando di recuperare l’autorità con le vecchie maniere, cioè alzando le mani. Dopo un ceffone o due dati davanti ai fratelli, la sorella più grande - un’atleta - ha reagito a sua volta malmenando il padre. Che, nonostante le ferite alla testa, ha continuato a prendersela con la ragazza e il fratellino di 8 anni picchiandoli, mentre la figlia più grande, che lo aveva aggredito, è corsa nel pianerottolo chiedendo aiuto.
Il vicino è accorso impedendo che la situazione degenerasse definitivamente: «Ho accompagnato il ferito in bagno lasciandolo lì fermo - racconta - e abbiamo chiamato la polizia. Serviva aiuto. C’era molta tensione».
Sul posto sono arrivare due pattuglie della Squadra volante della polizia e un’ambulanza. Il 118 ha portato subito il capofamiglia in ospedale per visite e medicazione alla testa: anche se perdeva sangue, la ferita non è stata giudicata grave. Lievi lesioni per le ragazze, l’adolescente picchiata e la sorella maggiore. Alla fine sono stati tutti medicati in ospedale: nessuno è grave. Pare che il bambino non sia stato neanche toccato: per lui non ci sono neppure referti medici. La polizia ha ascoltato la moglie dell’uomo portandola in Questura per verbalizzare l’accaduto. Gli agenti erano rimasti a lungo nella casa per capire cos’era successo: la situazione era molto confusa. L’episodio ha lasciato a bocca aperta il vicinato. Il capofamiglia è descritto come una persona seria, posata e lucida, un gran lavoratore. «È un ottimo esempio di integrazione. Sono una bella famiglia - spiega un vicino - li conosciamo bene da tanti anni e siamo anche affezionati a loro. Non avrei mai immaginato in quella famiglia una lite così violenta con grida e botte». —
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