«Dare una mano ai bisognosi un’esperienza indispensabile»
Lorenza, Giuseppe, Luisa e Maria Grazia raccontano come hanno iniziato il loro impegno al servizio degli altri e perché continuano a farlo
Diventare volontario è una scelta, spesso lo si fa per aiutare gli altri e per sentirsi parte attiva della società. Lorenza, Giuseppe, Luisa e Maria Grazia, durante il loro giro serale ricordano come sono diventati volontari, quattro storie molto diverse tra loro ma accomunate dall’amore verso questo servizio che oggi, non lascerebbero per niente al mondo. Lorenza ha iniziato sette anni fa e subito dopo è arrivato il terremoto e poi anche l’alluvione: «Tutti i weekend, da giovedì a domenica ero fissa ai campi perché c’era sempre bisogno di volontari e di dare un supporto. Poi c’è stata l’alluvione, anche quelli momenti terribili ma dove, tutti insieme abbiamo cercato di dare un aiuto concreto».
Poi c’è Giuseppe, che ha iniziato come architetto volontario durante il periodo del post terremoto: «Davo agibilità alle case terremotate come volontario essendo io architetto di professione e quello che ricevevo era nettamente superiore a quello che davo. Finita l’emergenza ho continuato e oggi sono sette anni che faccio parte della protezione civile». C’è anche bisogno di qualcuno che prepari dei pasti caldi e così è arrivata Luisa, cinque anni fa: «Mio figlio, anche lui volontario, mi disse che c’era bisogno di personale in cucina e quindi mi sono messa a disposizione e sono ancora qui».
Infine, Maria Grazia, da un anno in forza alla protezione civile, con ancora tanto da imparare ma con grande spirito di iniziativa e voglia di mettersi in gioco per aiutare il prossimo: «Ho cominciato con il corso base e poi ho continuato e devo dire che mi piace molto. Poter dare una mano e aiutare gli altri arricchisce anche me stessa». —
S.F.
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