Gazzetta di Modena

Modena

l’iniziativa 

Gli studenti dell’istituto Fermi restaurano la propria scuola

Gabriele Farina

I ragazzi hanno scelto gli ambiti in cui impegnare il tempo dell’alternanza «Abbiamo creato un sistema che favorisce attitudini e desideri dei ragazzi»

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Classi mixate, liceali all’università, attività scelte dagli studenti. Non sarà dirompente come il ’68, ma l’alternanza scuola-lavoro promossa al Fermi rompe i tradizionali schemi spesso nel mirino di proteste da parte dei giovani.

«Abbiamo creato un sistema in cui l’alternanza scuola-lavoro è fatta su argomenti scelti dai ragazzi, in base alle attitudini e i desideri», ha riconosciuto il professore Lorenzo Turci. Una piccola rivoluzione copernicana rispetto a esperienze nelle quali gli studenti lamentano percorsi imposti e lontani non soltanto dai propri sogni, ma anche dai propri studi. È stato necessario dosare con attenzione i vari elementi per raggiungere la giusta alchimia... nel dipartimento di Chimica.

Gli studenti di quarta hanno selezionato a inizio anno quattro progetti specifici di approfondimento: chimica degli alimenti, beni culturali, ceramica, acque e ambiente.

La scorsa settimana sono cessate le normali lezioni e gli studenti hanno affrontato un sistema di «scuola all’americana», come ripreso da Turci, in cui approfondire un singolo ambito.

Così, per fare un esempio, le ragazze e i ragazzi delle varie quarte che hanno deciso di dedicarsi ai beni culturali si sono uniti in una classe singola potenziata. «S’è creata un’atmosfera diversa – ha ripreso il docente – che ha generato un certo gradimento. Per la prima volta, abbiamo visto i ragazzi discutere tra di loro sulle attività che stavano svolgendo e proporre modi diversi per raggiungere i risultati. Sono stati guidati dagli insegnanti, ma i ragazzi hanno avuto una partecipazione attiva, diversa da quella ricettiva della normale lezione frontale». Hanno affrontato una visita al Duomo, seguito lezioni all’università di Modena e Reggio per poi indossare i camici bianchi e cimentarsi come restauratori della propria scuola. Così hanno fatto, negli altri ambiti, gli altri tre gruppi momentanei: una prima parte teorica, condotta sia da professori della scuola sia da docenti esterni, seguita da attività in laboratorio. La conversazione sulle opere d’arte tipica dei beni culturali s’è mescolata nelle esperienze degli alternanti alle eccellenze gastronomiche modenesi (progetto di chimica degli alimenti); alla conoscenza delle realtà ceramiche in sinergia con Confindustria Ceramica di Sassuolo e Federchimica di Milano (ceramica); all’approfondimento del ciclo dell’acqua e dei rifiuti in convenzione con Heracademy (acqua e ambiente). L’alternanza è appena al giro di boa. Le studentesse e gli studenti, infatti, hanno dato i primi voti ai percorsi seguiti. «Hanno portato le valutazioni del percorso e l’indice di gradimento», ha aggiunto la professoressa Giorgia Messori. Lunedì 27 maggio partiranno invece le attività nelle aziende selezionate dai giovani, che avranno tre settimane per toccare con mano quanto appreso in precedenza.

«L’anno prossimo riproporremo senz’altro questo modello di rapporto con le aziende», ha garantito il dirigente Paolo Pergreffi. Il preside ha riscontrato nei progetti un valore aggiunto «nei rapporti di conoscenza del territorio e delle sue realtà industriali», riconoscendo che «molte scuole del territorio si erano attivate con l’alternanza scuola-lavoro ben prima della legge 107/2015». —

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