Fuoriclasse / Carmen e gli anni bui «La politica era di tutti Una vera missione»
La sorella del partigiano Ezio Bompani racconta la vita dopo la guerra I ricordi della famiglia per «una vita normale, fatta di scelte naturali»
MODENA. Carmen Bompani, nata nel 1946 a Modena, non ha vissuto la seconda guerra mondiale attraverso i suoi occhi, ma lo ha fatto grazie ai racconti del fratello Ezio, ex partigiano classe 1924 che ha raccolto le sue memorie nel libro “Le scelte di una vita tra eventi straordinari”, del 2013. Oggi si usa ricordare coloro che hanno tentato di combattere i massacri e le ingiustizie del tempo come eroi, persone con un coraggio fuori dal comune, eppure, ciò che Ezio ha sempre sostenuto è l’opposto: «Sono una persona normale che ha fatto una scelta naturale».
La sua esperienza partigiana abbraccia tutto il 1944 e termina sul campo quando, a Monte Belvedere, è gravemente ferito ad una gamba.
Sua sorella Carmen non ha mai vissuto con Ezio a causa dei 22 anni di differenza, ma l’impronta politica della famiglia e la ricongiunzione con il fratello l’hanno resa una donna informata su quanto accaduto.
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Carmen, quanto ha inciso la famiglia sulle vostre decisioni?
«Molto. Siamo cresciuti in un ambiente politicizzato, nostro padre ci ha infuso i suoi ideali socialisti fin da piccoli. A quei tempi la situazione economica incideva molto sulle opinioni. Io leggevo “Il Pioniere”, fumetto in cui non vi era nessuna principessa ma si parlava di attualità e politica».
Qual è stato il rapporto tra Ezio e la vostra famiglia dopo la decisione di diventare partigiano?
«Ezio non ha mai detto a nessuno direttamente cosa stava facendo per non mettere in pericolo i suoi cari, era troppo rischioso. Solo alla mamma lo aveva fatto capire, nostro padre al tempo lavorava in Germania ma non avevamo sue notizie per via della censura. È sempre stato molto legato al fratello Ermes che ha dovuto abbandonare per la guerra e, non a caso, il nome di battaglia scelto da Ezio fu proprio questo, Ermes».
Cos’era la politica al tempo?
«Completamente diversa da quella attuale. Era intrinseca nelle nostre vite, nessuno era escluso. Non era considerata un mestiere, ma più una missione per la quale era necessaria una forza ed una convinzione non comune».
Cosa pensa della politica attuale?
«È tutto cambiato. Ora entrare in politica non richiede specifiche competenze, è un lavoro come un altro e i giovani sono del tutto esclusi da essa, cosa impensabile per gli anni successivi alla guerra». —
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