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Fuoriclasse/ La città del ’900 e il progresso Modena riflette sul passato

Klara Hoxha Maria Teresa Vannini
Fuoriclasse/ La città del ’900 e il progresso Modena riflette sul passato

Funziona il percorso della mostra in corso nella chiesa di San Carlo Un viaggio tra scelte urbanistiche, sviluppo e impatto con l’ambiente 

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MODENA. Pop. Transtestuale. Interdisciplinare. Queste le caratteristiche della mostra alla Chiesa Fondazione Collegio San Carlo, che getta lo sguardo sulla città del ‘900 mettendola in dialogo con la città del presente, insieme patrimonio e opportunità di innovazione.

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Non solo urbanistica ma anche occasione di riflessione e conoscenza di tutti i processi storico-culturali che hanno portato allo sviluppo della Modena di oggi, la mostra ha l’ambizione di ricostruire un secolo di una città e di tutti gli eventi che lo hanno caratterizzato.

L’esposizione è una declinazione della parola progresso, passando attraverso il presente, mette in relazione la memoria del passato e gli obiettivi per il futuro. Chiede ai cittadini di confrontarsi e di rivendicare i propri strumenti culturali di conoscenza della città, generando una nuova comunicazione tra vita privata e collettiva e ristabilendo un rapporto tra la polis e il proprio cittadino. Parlare di città oggi significa parlare di evoluzione, cioè fornire un’educazione collettiva riguardo il ‘900, secolo attraversato da politiche riformistiche e battaglie culturali. «Accendete un faro sulla vostra città», questo è il monito di Vanni Bulgarelli, cocuratore, e dell’architetto Veronica Bastai, che incoraggiano il cittadino con una spinta propulsiva a riconoscere il valore storico degli spazi urbani dissociandolo dal valore d’uso. Riqualificazione, recupero e rigenerazione di una città del ‘900 cambiata rapidamente e in costante trasformazione. Il riuso di edifici e spazi, la riprogettazione e la sostituzione sono tappe del miglioramento della qualità urbana che muta la città e le sue forme architettoniche per andare incontro alle nuove esigenze. Modena, una città dallo sviluppo orizzontale, mira a creare un equilibrio tra spazi dedicati a generalità pubblica e privata, nel rispetto delle necessità ambientali, mantenendo costante l’obiettivo di risultare attrattiva. Catia Mazzeri, curatrice della mostra, ribadisce l’invito al dialogo del cittadino con l’architettura che identifica visivamente lo spazio urbano nel quale egli vive ed intreccia le proprie relazioni personali, rendendo gli abitanti della città, non elementi passivi, ma partecipi del proprio territorio e nuovi protagonisti della sua futura storia. —

Klara Hoxha

Maria Teresa Vannini

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