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SAFER INTERNET DAY  

Ragazzi nella rete: si inizia a 10 anni e a 14 si rischia di perderci il sonno

Ragazzi nella rete: si inizia a 10 anni e a 14 si rischia di perderci il sonno

Ricerca tra 1500 studenti delle scuole medie e superiori Si chatta tanto, ma aumenta la consapevolezza dei pericoli

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Lo smartphone è il regalo che ogni ragazzino inizia a chiedere superata la soglia del decimo anno di età, e ci sono molti che riescono ad ottenerlo anche prima. Una volta in mano lo smartphone con collegamento alla rete diventa uno strumento che, senza i dovuti avvertimenti e controlli può diventare molto pericoloso. Da qui l’esigenza di informare i ragazzini a qualsiasi età. È lo spirito del “Safer internet day”, l’iniziativa che in questi giorni di inizio febbraio vedrà Comune e Polizia di Stato impegnati nelle scuole. A cominciare dal convegno in programma mercoledì alle 18 alle scuole Mattarella di via Piersanti Mattarella 145 nell’ambito del progetto “Internet sicuro”, l’Università di Modena e Reggio Emilia.

Un convegno che prenderà le mosse dai risultati di una ricerca svolta in tutte le prime medie modenesi, con circa 1.500 ragazzi intervistati, prevalentemente di 11 anni, nell’anno scolastico 2017-18.

E i risultati sono interessanti. Fanno emergere come il tempo libero dei ragazzi di oggi sia diverso dai coetanei del passato decennio.

Ad esempio emerge come nel tempo libero navigare in internet sia l’attività più diffusa. In diminuzione, rispetto agli anni precedenti, la percentuale di ragazzi e ragazze che possiedono uno smartphone. Pur sempre il 70% (7 su 10).

CHATTARE PRIMA DI TUTTO

Una volta acceso, il telefonino viene usato prevalentemente per “chattare” con gli amici, poi per guardare video e ascoltare musica, quindi giocare, e infine utilizzare i social network (sebbene il loro accesso sarebbe previsto dai 13 anni). E questo è uno degli elementi principali da considerare sia per i genitori che per gli educatori. Per contro, risulta consolante il fatto che, rispetto al pensiero comune, i giovani d’oggi non siano perennemente incollati agli smartphone.

Secondo la ricerca l’essere connessi non impedisce ai giovani intervistati di fare sport, uscire con gli amici, frequentare la parrocchia o un gruppo scout, partecipare a corsi di musica, teatro, danza. E ancora dalla ricerca si evince anche una crescente consapevolezza da parte degli studenti intervistati riguardo alle potenzialità e ai rischi della rete e dei social. Un elemento che conferma come le campagne informative possano essere molto importanti in tal senso.

Campagne di cui c’è grande bisogno visto che i reati via web di cui sono vittime i minori sono in aumento: a cominciare dalle estorsioni sessuali, seguite dalla diffamazione online e le molestie, ingiurie e minaccia via web.

L’indagine ha coinvolto anche studenti di prima e seconda di tre scuole superiori di Modena. E questa è l’età in cui possono emergere maggiori problemi.

SI PERDE IL SONNO

Rispetto ai giovanissimi della prima media il tempo che dedicano alla rete i più grandi, dai 14 in su, è inferiore ma si riscontrano percentuali più elevate in situazioni più a rischio, come perdere ore di sonno e avere maggiori conflitti con i genitori per l’utilizzo di internet. Occorre quindi sensibilizzare i giovani in modo costante e capillare, come sottolinea la polizia postale e delle comunicazioni, in prima linea su questo fronte.

«La sensibilizzazione dei giovani è un’attività che deve essere quanto mai costante e capillare. - spiega Geo Ceccaroli, dirigente della polizia postale per l’Emilia Romagna - È per questo che il nostro obiettivo è andare oltre, raggiungendo gli studenti attraverso i loro docenti». Domani la polizia postale incontrerà 500 ragazzi degli istituti Da Vinci e Meucci di Carpi, al cinema Corso, presente il relatore Luca De Giorgis, giudice onorario della Corte d’Appello minorile di Bologna.

PUNTI DI ASCOLTO

Ma gli incontri a scuola non bastano. «La prevenzione passa anche attraverso l’attività di prossimità. - aggiunge Ceccaroli - Come la creazione di punti d’ascolto ad esempio presso i pronto soccorso pediatrici: uno strumento pensato per anticipare ulteriormente l’attività di contrasto agli abusi. Con la presenza di operatori sanitari e di personale della polizia postale. L’iniziativa ha l’obiettivo di raccogliere le istanze, le esperienze, le perplessità e i disagi dei giovani utenti del web e, al contempo, fornire informazioni a supporto di ipotetiche vittime e del personale sanitario». Il primo sarà al Sant’Orsola di Bologna, ne aprirà uno anche al Policlinico? —



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