Tumore pediatrico: al Policlinico intervento record
Ragazza di 14 anni operata due volte al colon e alle ovaie Intervento al peritoneo: primo caso in Italia, quinto al mondo
Un grave tumore al colon in una ragazzina poco più che tredicenne anni viene curato al Policlinico ma dopo un anno si ripresenta in forma più aggressiva di prima e in un punto dove la chemioterapia è poco efficace. I chirurghi scoprono la nuova neoplasia mentre la operano alle ovaie e decidono un intervento mai tentato in Italia e solo quattro volte al mondo su minorenni.
È questo l’antefatto di un intervento chirurgico, lungo e difficile, in cui sono state mobilitate vari team del Policlinico, perfettamente riuscito. Ora la ragazza, che ha 15 anni (vive al di fuori dell’Emilia Romagna), sta bene e va a scuola come tutte le sue coetanee.
La notizia di questa operazione da record è stata data solo ieri, a un anno di distanza, quando tutti gli indicatori hanno dato luce verde.
«L'intervento di cito-riduzione chirurgica associata a chemio-ipertermia intraperitoneale (Hipec) è il quinto caso al mondo su pazienti minori di 18 anni. Ed è il primo in Italia su una paziente pediatrica».
Questa la sintesi della nota del policlinico che non nasconde l’orgoglio per aver consolidato, anche in un campo mai esplorato prima in Italia - quello cioè dei minorenni - una tecnica che solo a Modena è stata usata in soli 29 casi e sempre per gli adulti.
Qual’è dunque la novità rivoluzionaria di questo intervento? La ragazza era arrivata a Modena nel 2016 per sottoporsi a una rimozione radicale del carcinoma, seguito da chemioterapia.
La malattia sembrava vinta ma dopo un anno ha presentato una recidiva: colpite entrambe le ovaie con estensione anche al peritoneo. Ed è a questo punto che i sanitari si trovano di fronte a un dubbio tremendo. «Il peritoneo - spiega la professoressa Roberta Gelmini - è una membrana che racchiude visceri e organi dell’addome ed è poco sensibile alla chemioterapia in quanto scarsamente irrorato di vasi sanguigni che trasportano il farmaco. È una membrana sottile, la cui rimozione chirurgica è molto complessa perchè è collegata agli organi che avvolge. Nella casistica c’è un 30% di complicanze post operatorie e una mortalità successiva del 3,4%».
Unica soluzione: la rimozione chirurgica. Non un salto nel buio visti i casi analoghi già affrontati a Modena, ma la giovanissima età della paziente consigliava di muoversi con cautela.
«A livello di anestesia quasi un trapianto di organo» ha commentato il prof. Massimo Girardis, direttore di Anestesi e Rianimazione 1 al Policlinico. «Un intervento eccezionale su pazienti pediatrici - sottolinea il dott. Pierluca Ceccarelli, componente dell’equipe chirurgica assieme a Roberta Gelmini, Francesca Cabry e Francesco Serra - Di solito questa tecnica non fa parte del bagaglio tecnico professionale classico del chirurgo pediatra. Ma c’è stata un’ottima collaborazione con i colleghi chirurghi generali in un’ottica multidisciplinare». Per l’anestesia hanno collaborato Elisa Barbieri e Stefano De Julis mentre l’equipe infermieristica era composta da Mario Di Stefano, Claudia Ghita, Alfredo Marzullo, Enrico Montanari e Valentina Roncaglia.
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