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VERSO LE ELEZIONI 

Emilia verde? No, a vincere oggi sarebbe l’astensionismo

Luca Gardinale
Emilia verde? No, a vincere oggi sarebbe l’astensionismo

Sondaggio Ipsos vede la Lega al 23%, il Pd al 17, il M5S al 15%. Indecisi al 38% I politici locali prudenti: «Troppo presto», ma Bagnoli: «Stavolta vinceremo»

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La cosa buona, almeno per Pd e Cinque stelle, è che il partito più grande è quello… degli indecisi. Perché se la Regione sta diventando sempre più “verde”, al momento più di un emiliano romagnolo su tre non ha ancora deciso che partito votare. Al centro non ci sono le amministrative, ma le europee, per cui si voterà (in un probabile “election day” accorpato alle elezioni locali) il 26 maggio. Una tornata che, secondo il sondaggio pubblicato ieri dal Corriere della Sera, vedrà la Lega protagonista anche in Emilia Romagna: se si votasse oggi, 23 cittadini su 100 darebbero fiducia al partito di Matteo Salvini (che relega Forza Italia a un misero 3%), mentre solo 17 opterebbero per il Pd e 15 per il M5S. Molto significativo, però, il dato sugli indecisi, che al momento raggiungono il 38%. Ma cosa pensano i politici modenesi della possibile svolta della Regione “rossa” per eccellenza? Partendo dalla Lega, secondo il commissario cittadino Luca Bagnoli «i risultati del sondaggio, oltre a riempirci di orgoglio perché significa che i cittadini hanno recepito i nostri valori, ci impongono una seria riflessione e illuminano la strada da percorrere: questa fiducia ora deve essere onorata e darci la forza per invertire la tendenza autodistruttiva che ha imboccato la città. Ma finché l’obiettivo non sarà raggiunto, non abbiamo il diritto di fermarci nemmeno un minuto». A frenare è il segretario Pd Andrea Bortolamasi: «Per prima cosa consiglierei prudenza - commenta - non è la prima volta che i sondaggi dicono una cosa diversa dalle urne. Del resto, oggi stiamo vivendo una fase di avanzata mondiale di forze nazionaliste, sovraniste e xenofobe, e non possiamo pensare che i nostri territori siano immuni. Detto questo - incalza - il Pd a queste latitudini tiene, e noi dobbiamo allargare il nostro campo di gioco, perché iniziano a essere diversi i segnali di malcontento verso le scelte di questo governo. Sono infatti convinto che dietro le divise sfoggiate da Salvini non ci sia niente: sta a noi costruire una proposta in grado di intercettare quello che è attualmente il primo partito, ovvero chi si rifugia nell’astensione». Tornando al centrodestra, secondo il coordinatore regionale Fdi Michele Barcaiuolo «non solo i numeri dei sondaggi, ma chiunque gira per le strade delle città avverte e percepisce che dopo 74 anni l’Emilia Romagna è contendibile. La prima conferma la avremo il 26 maggio: il potere del Pd ha finalmente logorato gli emiliano-romagnoli, che hanno fatto grande la nostra regione non grazie al Pd, ma nonostante il Pd». Spostandosi a Forza Italia, il consigliere regionale Andrea Galli è piuttosto pragmatico: «Non so chi sarà primo e chi secondo - commenta - so solo che vincerà il centrodestra. Per quanto riguarda il buon momento della Lega, faccio notare che è meglio arrivare secondi nella coalizione vincente che primi in quella perdente…». Ma a commentare i numeri regionali è anche Cinzia Franchini, che ha lanciato il movimento civico “Modena ora”: «La crescita del numero di indecisi - spiega - è la fotografia di una richiesta di volti lontani dalle logiche arrugginite e autoreferenziali dei partiti. Se più di un elettore su tre non si sente rappresentato dai vecchi simboli - incalza Franchini - significa che di fronte alla inequivocabile crisi del modello di governo di centrosinistra, molti emiliani, e modenesi in particolare, chiedono un’alternativa basata su proposte concrete e portata avanti da persone competenti e impegnate non nelle guerre fratricide all’interno dei vari partiti, ma solamente nel cercare di mettersi a disposizione per il bene collettivo».

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