Frama, nulla da fare «Il 6 marzo licenziati» ed esplode la protesta
«Basta multinazionali che vengono a Modena a fare shopping lasciando nella disperazione i lavoratori e creando un disastro a tutta la comunità».
Con queste durissime parole, attuali pur se non così nuove nella storia dell’economia contemporanea, Cesare Pizzolla, segretario Fiom/Cgil Modena e il collega Angelo Dalle Ave sfogano la delusione il dramma che si sta consumando alla Frama di Novi. È fallita anche la trattativa che per 5 ore lunedì pomeriggio si è protratta fino a sera in municipio a Novi. La proprietà austriaca del gruppo Hella ha deciso di chiudere lo stabilimento, e non è disponibile a dare una opportunità ai lavoratori che verranno licenziati. Niente affitto di azienda, se ne andrà con i brevetti (come quello delle pergole, in realtà un prodotto Frama adattato e ribrevettato...), niente attività conto terzi per fornire al gruppo il grezzo dei prodotti. Niente, solo insignificanti disponibilità, e l’affermazione che, una volta chiusa la fabbrica (e licenziati i lavoratori) nulla vieta che altri ci facciano una nuova attività.
« Dopo il mancato accordo e le dichiarazioni di possibili atti unilaterali dell’azienda, tutta la Fiom e la Cgil di Modena si sono strette intorno ai lavoratori della Frama Action di Novi», dice una nota della Cgil parlando di «totale chiusura da parte aziendale a qualsiasi proposta avanzate dal sindacato e dalle istituzioni che tendevano a creare un percorso che potesse agevolare il salvataggio del sito produttivo e dell’occupazione a Modena».
Ieri mattina tanti sindacalisti, delegati e cittadini si sono radunati davanti ai cancelli . «Le proposte, discusse attraverso la mediazione della Regione, sono state rifiutate. Chiudere entro il 6 marzo, vendere solo una parte della società portando altrove attrezzature e materiali (che secondo i titolari hanno ancora un valore) sono state le uniche parole che l’amministratore delegato e il suo avvocato hanno ripetuto per tutto il pomeriggio - afferma il sindaco di Novi, Enrico Diacci - Delocalizzare altrove la parte più competitiva dell’azienda, aprendo ipotesi di vendita su ciò che rimane non è mediare, può sembrare un atto di sciacallaggio». Dal Comune l’ultimo appello: tenere aperta la trattativa i trenta giorni che mancano: «Ed è sul tavolo della negoziazione che spero si mantenga il confronto». —
A.SE
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