Guercino: il ladro patteggia 2 anni, è libero
Il 35enne confessò il colpo lasciando molti aspetti nel mistero: in Italia ha chiuso il caso, ma in Marocco rischia 20 anni
Se l’è cavata con una pena di due anni che non sconterà perché ha ottenuto la condizionale ma dovrà rigare dritto per almeno cinque anni e non potrà tornare in patria, il Marocco, perché rischia di finire in carcere per una ventina di anni. Mustapha Tahir, il 35enne residente a Modena in via Gherarda nel caseggiato accanto alla chiesa dove ha compiuto il clamoroso furto del Guercino, ha patteggiato ieri mattina due anni di pena, assistito dagli avvocati Domenico Ippolito e Luca Brezigar. È libero dal luglio 2017, dopo la sua confessione e dopo la richiesta di estradizione respinta dalla Corte d’Appello.
Ha cambiato vita, ripete il padre di famiglia con due figli piccoli a carico: non sapeva quello che stava facendo e in che guaio si cacciava, quando decise di compiere il furto per quattro connazionali di Casablanca. Ex operaio all’Italpizza, ora lavora in un azienda meccanica modenese cercando di non sgarrare più. Il giudice ne ha tenuto conto e gli ha dato una chance.
Se in Italia ha chiuso la sua pendenza con una pena esigua, in Marocco la sua posizione resta grave fino a quando non arriverà a un giudice per la valutazione a indagine conclusa: Tahir è formalmente indagato con altri cinque di Casablanca per associazione a delinquere e ricettazione aggravata. Si è calcolato che gli imputati, anche se con gradazioni di pena diverse, rischiano fino a vent’anni di carcere ciascuno. Tahir ha evitato di affrontare direttamente la questione e la Corte d’Appello ha accolto le ragioni dei suoi difensori respingendo la richiesta di estradizione, ma ancora oggi resta nella lista degli indagati. Il suo ruolo mostra in effetti tanti contorni oscuri, anche dopo le indagini del pm Claudia Ferretti.
Come noto, il furto del 14 agosto 2014 avvenne in modo del tutto inatteso e spettacolare: la grande tela del Guercino raffigurante la “Madonna con i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo” posta all’ingresso sinistro di San Vincenzo era sparita. Per anni le indagini non sono approdate a nulla fino a quando dal Marocco è partita l’inchiesta di Casablanca dopo l’arresto dei tre ricettatori che avevano provato a vendere l’opera al collezionista che li ha denunciati. Fino ad allora Tahir era uno sconosciuto agli investigatori. Era sono un residente del palazzo accanto alla chiesa, edificio collegato da una porta interna che era stata più volte analizzata dai Ris dei carabinieri senza risultati di rilievo. Ora diventava il sospettato del furto. Lo stesso Tahir, nell’estate 2017, dopo l’arresto confessò al pm di aver compiuto il furto su commissione e di aver spedito la tela arrotolata in pullman fino al Marocco e di aver agito senza compenso. —
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