Gazzetta di Modena

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TESORI DA PROTEGGERE 

Tutte le chiese con opere d’arte hanno l’allarme

Stefano Luppi
Tutte le chiese con opere d’arte hanno l’allarme

Comune Fondazione e Diocesi hanno finanziato il sistema antifurto in 70 edifici religiosi Don Benassi in visita a Roma vede la tela da restaurare

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Alla base del furto del Guercino da San Vincenzo ci fu anche un clamoroso “particolare”: la mancata attivazione del sofisticato sistema d’allarme che pure era stato piazzato nella chiesa di corso Canalgrande. Per i ladri, nell’agosto 2014, fu dunque piuttosto agevole entrare nell’edificio sacro e tagliare dalla cornice la tela seicentesca del grande pittore. Divenne quindi molto centrale, e motivo di inevitabili polemiche, la tutela e protezione del patrimonio artistico nelle chiese: si attivarono per questo subito le istituzioni, in particolare il Comune, l’Arcidiocesi e la Fondazione Cassa di risparmio, che indirizzarono fondi ingenti per dotare ogni edificio sacro di adeguati sistema di sicurezza.

La Fondazione deliberò un primo contributo di 90 mila euro cui si aggiunse un fondo dell’8 per mille della Cei per installare o rinnovare i sistemi di allarme non solo a Modena, ma nelle settanta chiese sparse nel territorio diocesano.

Difendere tutto è certo impossibile, tenuto conto che oltre alle chiese sul territorio ci sono in tutto 459 edifici con un patrimonio di circa 55 mila oggetti schedati. E poi gli allarmi vanno attivati, una volta installati oppure vanno manutenuti se si guastano. Detto ciò almeno nei cantieri post terremoto delle chiese comunali che si stanno via via riprendo il Comune prevede nei progetti l’inserimento dei sistemi d’allarme. I lavori realizzati dopo il sisma del 2012, infatti, hanno previsto il rafforzamento infrastrutturale dei sistemi antintrusione in tutte le strutture già riaperte: San Barnaba, Tempio dei Caduti e Sant’Agostino. Alla chiesa del Voto di via Emilia centro invece i lavori sono in corso e prevedono anche qui sofisticati impianti antifurto. Le istituzioni si sono attivate, ora bisognerà vedere se tutto funzionerà per evitare il clamore di un furto come quello della “Madonna coi santi Giovanni Evagelista e Gregorio Taumaturgo”, ritrovata nel 2017 in Marocco e oggi a Roma all’Istituto superiore di restauro del Ministero per i beni culturali. Qui l’opera realizzata all’inizio del XVII secolo per i duchi d’Este - oggi ancora sotto sequestro da parte dei carabinieri - negli ultimi mesi è stata sottoposto a minuziose indagini visto che il furto ne ha causato il 30% di caduta del colore. Nei giorni scorsi don Luciano Benassi, delegato arcivescovile per i beni culturali è stato a Roma a controllare l’opera. L’occasione era importante poiché solo da poco sul Guercino modenese è partito il restauro vero e proprio da parte degli esperti statali. A don Benassi il Ministero non ha fornito informazioni sulla fine dei lavori e quindi sul rientro a Roma dell’importante quadro. La manutenzione, spiegano i restauratori, sarà lungo e complesso proprio perché i ladri nel trasporto da Modena al Marocco hanno arrotolato la tela creando danni in parte irreversibili. —



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