«L’opera attende da troppi anni un vero collaudo»
la diga sul panaro che difende la cittÀ
Le casse di espansione di Secchia e Panaro restano due opere di primaria importanza per l’equilibrio idrogeologico della provincia, un concetto lapalissiano, ma che lo è diventato ancora di più sabato mattina, quando le autorità stavano preparando l’evacuazione dell’intera frazione di Sant’Anna di San Cesario per il blocco delle paratie della diga. Allarme poi rientrato. Ma resta emblematica la fotografia del giorno dopo, quando un cumulo immenso di detriti era fermo davanti al manufatto.
Un tema su cui le forze politiche di San Cesario tornano con decisione: «Non voglio fare campagna elettorale- spiega il candidato sindaco per Rinascita Locale Paolo Fasano - ma affrontare una vera criticità per il territorio. Dal 2014, anno in cui si aprì una falla nella diga, passando per il 2016 quando si era formato un cumulo di detriti identico a quello di sabato, sembra che nulla sia cambiato. È ora di azioni concrete, per questo intendo preparare una lettera aperta indirizzata al sindaco, al Prefetto di Modena, all’assessore all’Ambiente della Regione e ai ministeri dell’Ambiente e degli Interni per segnalare l’alto rischio sicurezza a carico dei cittadini, documentando, se non lo fossero già, di quanto da tempo sta succedendo e che è sotto i riflettori anche mediatici, ma che nulla di fatto è cambiato o definito. È mia intenzione proporre un tavolo di concertazione con pianificazione partecipata con le autorità, volto alla definizione delle azioni concrete da porre in essere per la soluzione del problema, coinvolgendo da vicino la popolazione attiva e sensibile al problema».
«Un caso storico», secondo Sabina Piccinini, consigliere civica di minoranza di San Cesario. «La cassa d’espansione che dovrebbe proteggere Modena dalle piene del Panaro è una grande opera da trenta milioni di euro, che da 40 anni attende di essere collaudata. I lavori iniziarono nel 1974 per salvaguardare i comuni a valle, compresa Modena, ad oggi però, ancora non vi è la garanzia che la cassa d’espansione possa contenere le piene del fiume. La provincia di Modena - ricorda la Piccinini - è tra le più esposte della Regione al rischio idraulico. È documentato in tutte le relazioni ufficiali, lo testimoniano una quindicina di esondazioni avvenute nel dopoguerra con danni per 63 miliardi nel solo periodo 1990-94. Occorre una pianificazione corretta della gestione delle acque di piena, con casse di espansione efficienti che tengano basso il livello del fiume, controlli sistematici e periodiche manutenzioni di ripristino di alvei e argini». —
GIB
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