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LE INDAGINI 

Laamane tace davanti al giudice Il suo avvocato «È sconvolto»

C.G.

Il marito fermato non risponde all’interrogatorio di garanzia nel carcere di Sant’Anna Intanto si prepara l’autopsia: il corpo non è rimasto bruciato

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«È un uomo che deve svegliarsi da un incubo. Quando gli parlano è assente, il suo sguardo è perso nel vuoto. Cercherò un consulente che gli parli e poi vedremo cosa fare». È molto colpito l’avvocato Giovanni Gibertini al termine dell’incontro con il suo assistito Khalil Laamane. Hanno partecipato all’udienza di convalida del suo fermo di polizia, tenuta ieri in carcere davanti al gip Paola Losavio. Per la seconda volta da quando è stato fermato, Laamane si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sembra incredibile: da mezzogiorno di mercoledì alla notte fonda successiva, per più di dodici ore filate, ha parlato agli investigatori della squadra mobile della Questura di Modena rispondendo a ogni loro domanda. Era considerato una semplice “persona informata sui fatti”, il marito della donna trovata bruciata nella sua auto in via Cavazza. Non aveva bisogno di un avvocato: rispondeva per collaborare con gli inquirenti. Poi, quando a notte fonda gli hanno permesso di incontrare l’avvocato Gibertini e gli hanno comunicato che era in stato di fermo per omicidio volontario, Laamane si è chiuso a riccio e non ha più parlato. Così ha fatto anche ieri mattina. Il giudice ora dovrà decidere in merito alla convalida della misura cautelare in carcere. Laamane sa in ogni caso che per lui la vita è cambiata per sempre. Comunque sia, la morte di Ghizlan, la sua ex moglie dalla quale si stava separando secondo un percorso molto difficoltoso che lui rifiutava, ha travolto ogni cosa della vita di uomo finora irreprensibile: un marocchino con cittadinanza italiana, operaio, volontario in polisportiva, lavoratore infaticabile per la sua famiglia. Probabilmente tutto era finito già con le sue sfuriate in casa e la separazione di questa estate, per lui inaccettabile, ma ora gli pesano le accuse di omicidio premeditato, distruzione di cadavere e porto di coltello, quello che secondo la Procura è servito a uccidere Ghizlan. Ora il suo avvocato dovrà decidere se nominare il consulente medico legale per assistere all’autopsia: tranne il volto, il corpo di Ghizlan, in Medicina Legale, è rimasto quasi completamente intatto. Le fiamme hanno distrutto gli abiti (era vestita con abiti invernali) addirittura amalgamandosi al tessuto del sedile posteriore, ma il corpo non è rimasto bruciato come si temeva. Quindi, come dicono i medici legali, il corpo “racconterà” cosa ha dovuto subire oltre le quattro coltellate alla schiena che hanno provocato la morte. —

C.G.

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