Donna uccisa, il marito resta in carcere Può inquinare le prove
Resterà in carcere Khalil Laamane, fermato su provvedimento del pubblico ministero Luca Guerzoni perché sospettato dell’omicidio della moglie Ghizlan El Hadraoui. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari, dottororessa Paola Losavio, che venerdì, dopo l’interrogatorio di garanzia, si era riservato la decisione. Sulla scelta del gip ha sicuramente influito la volontà dell’indagato di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il suo legale, Giovanni Gibertoni, ha raccontato di un uomo provato e sotto choc.
Il giudice ha inoltre vagliato i primi atti inviati dalla Procura, dopo le indagini della Squadra Mobile della polizia, confermando la corretteza del fermo. Ci sono quindi tutti gli estremi per trattenere il 49enne in carcere. Innanzitutto per evitare il pericolo di una fuga, ma anche per scongiurare l’inquinamento delle prove. Sono infatti ancora diversi gli aspetti oscuri della vicenda a partire dal luogo in cui la 37enne badante di origini magrebine, ma diventata italiana, è stata uccisa. Lo potranno raccontare le celle telefoniche che potrebbero aver mappato gli spostamenti della coppia nella città. Alle 9.52 la vittima era ancora in vita e alle 10.40 è stata trovata carbonizzata nella sua automobile in via Cavazza. —
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