Fuoriclasse/ Medici, una missione per la vita A tu per tu con mamme e bambini
Un giorno dietro le quinte del reparto materno-infantile del Policlinico La ricetta giusta prevede il lavoro di equipe, determinazione e rispetto
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.30023635:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/dossier/fuori-classe/fuoriclasse-dietro-le-quinte-del-reparto-materno-infantile-del-policlinico/110247/110856]]
MODENA. Attraversare quei corridoi significa incontrare anche il male, quello inspiegabile. Ma sarebbe riduttivo viverlo solo come immersione nel dolore: è un viaggio ricco di speranza, umanità e vita. Il Dipartimento Materno Infantile ospita sei strutture complesse (ostetricia, ginecologia, pediatria, oncoematologia, neonatologia e chirurgia pediatrica), cui si aggiunge il servizio di genetica, per un totale di oltre 50 medici e 80 posti letto. Alle difficoltà diagnostiche e terapeutiche si devono aggiungere i problemi derivanti dal contesto, sociale e familiare.
La campagna contro i vaccini ha portato al ripresentarsi di malattie debellate, come il morbillo. I nuclei familiari sempre più allargati hanno reso complessa la gestione del minorenne, che necessita dell’autorizzazione di entrambi i genitori, spesso difficili da accordare. Il pronto soccorso sempre troppo affollato rallenta il sistema, quando il più delle volte basterebbe il parere del pediatra di base. Dietro a numeri e dati tecnici, si cela una squadra di specialisti che quotidianamente si pone come obiettivo la vita, che sia da salvare o da portare alla luce.
«La scelta di intraprendere la carriera medica – hanno dichiarato il professor Lorenzo Iughetti e la dottoressa Anna Rita Di Biase – deriva dall’amore verso le persone».
L’eticità sta a fondamento del loro mestiere. Affrontare casi gravi richiede determinazione, impegno e forza di volontà. In queste situazioni, risultano decisivi tanto l’aggiornamento continuo e perpetuo quanto il lavoro d’equipe. La migliore terapia, inoltre, getta le sue radici nel rapporto di fiducia tra medici e genitori. Quando una madre e un padre affidano il proprio figlio malato nelle mani di sconosciuti, è indispensabile la massima collaborazione per supportare il bambino, curandone il corpo e la mente, senza dubitare della professionalità dei medici, ma confidare in essi. L’esito negativo richiede capacità di sopportazione e la «consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per il paziente», spiega la dottoressa Di Biase. D’altro canto, la dimissione dopo un ricovero, il sorriso impresso sul volto del bambino guarito e un “grazie” che lascia trasparire una profonda riconoscenza colmano il cuore di gioia. —
Stefania Miselli
Martina Granatiero
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
