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Fuoriclasse/ Storia, ricerca e scienza rivivono nell’antico Egitto

Valentina Bertelli
Fuoriclasse/ Storia, ricerca e scienza rivivono nell’antico Egitto

Anteprima dell’esposizione che sarà inaugurata al Palazzo dei Musei La curatrice Cristiana Zanasi: «La raccolta ducale è stata riscoperta» 

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MODENA. «La mostra ha come scopo quello di riscoprire frammenti di un passato dimenticato e di riproporli nel presente suscitando l’interesse e la curiosità dei cittadini», spiega la dottoressa Francesca Piccinini, attuale direttrice del Museo civico. “Storie d’Egitto” è un’iniziativa dei Musei Civici volta a recuperare e rivalutare i reperti della raccolta egizia della città. L’esposizione verrà inaugurata il 16 febbraio al Palazzo dei Musei.

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La storia della collezione è estremamente articolata. Come racconta la dottoressa Piccinini «essa è legata alla storia del collezionismo estense e delle collezioni universitarie, intrecciando una rete di relazioni con quella del Museo civico a partire dalla sua fondazione avvenuta nel 1871, successivamente all’unità d’Italia». Gli oggetti che ne fanno parte sono infatti stati interamente forniti da collezionisti modenesi nel corso dei secoli. Le prime donazioni risalgono addirittura al 1875 e alcune sono state concesse da Carlo Boni, fondatore e primo direttore del Museo. La collezione è stata conservata per molto tempo nelle gallerie ducali, passando inosservata, ma di recente è stata riscoperta e rivalutata. La raccolta comprende circa un’ottantina di reperti, tra i quali vasi canopi, amuleti, statuette e terracotte, ma gli elementi più affascinanti sono un grande scarabeo commemorativo, tre piccoli coccodrilli imbalsamati e una mummia di bambino con sarcofago antropoide.

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La raccolta ha richiesto anche l’intervento di tecniche scientifiche avanzate per garantire un restauro accurato dei diversi reperti. Pertanto, come spiega la curatrice della mostra, la dottoressa Cristiana Zanasi, «si è pensato a un progetto che vede da una parte la riscoperta della raccolta da un punto di vista collezionistico, tramite ricerche d’archivio, dall’altra la restaurazione e l’analisi scientifica dei singoli reperti». Lo studio di questi ultimi è stato affidato a due giovani ricercatori, Beatrice De Faveri e Alessandro Galli, sotto la supervisione di Marco Zecchi, che detiene la cattedra di Egittologia all’Università di Bologna. Il progetto diagnostico è stato curato da Daniela Picchi, curatrice della sezione egizia del museo civico archeologico di Bologna, che ha coinvolto anche esperti di antropologia e paleopatologia. «L’intento della mostra - aggiunge Zanasi - non è quello di raccontare una singola storia dell’Egitto, ma di raccontare tante piccole storie emerse dallo studio collezionistico e dall’analisi diagnostiche». —

Valentina Bertelli

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