Raid in stile mafioso nelle pizzerie, in manette i 3 figli di uno dei condannati di Aemilia
Sono accusati di estorsione e principali indiziati degli spari notturni contro le pizzerie reggiane, avvenuti nei giorni scorsi. I tre giovani, Mario, Cosimo e Michele Amato, sono in attesa dell’udienza di convalida del fermo di polizia giudiziaria disposto dai carabinieri di Reggio.
REGGIO EMILIA. Sono in cella, nel carcere della Pulce, i tre figli di Francesco Amato (condannato nell'am,bito del processo Aemilia. l'uomo che tenne in ostaggio i dipendenti di un ufficio postale all'indomani della condanna) accusati di estorsione e principali indiziati degli spari notturni contro le pizzerie reggiane, avvenuti nei giorni scorsi. I tre giovani, Mario, Cosimo e Michele Amato, sono in attesa dell’udienza di convalida del fermo di polizia giudiziaria disposto dai carabinieri di Reggio.
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L’avvocato di fiducia dei tre indagati, Franco Beretti, aspetta di ricevere le notifiche dei fermi, scattati dopo che i tre uomini sono sospettati di essere gli autori dei raid in stile mafioso nelle pizzerie La Perla di Cadelbosco, il Piedigrotta 2 e il Piedigrotta 3 di via Emilia Ospizio e il Paprika di San Maurizio. Minacce di gambizzazioni e di "far scoppiare un finimondo" mentre nel locale ci sono i clienti. E poi insulti, con frasi senza punteggiatura ed errori grammaticali. E con la richiesta di mille euro di pizzo. Ecco cosa c'è scritto nei pizzini indirizzati alla pizzeria La Perla di Cadelbosco Sopra, che la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio è stata raggiunta da sei colpi di proiettili.
Cinque, invece, i colpi sparati contro l’ampia vetrata della Pizzeria Piedigrotta 3 in via Emilia Ospizio a Reggio Emilia, la notte tra il 6 e il 7 febbraio. A ricevere pizzini simili, anche altre due pizzerie di Reggio Emilia: Piedigrotta 2 e Paprika.
Intimidazioni e tentate estorsioni di cui sono accusati i tre figli di Francesco Amato: Cosimo di 20 anni, Mario di 29 e Michele di 22, individuati dalle forze dell'ordine come coloro che hanno tenuto sotto tensione per due settimane ristoratori e pizzaioli di Reggio Emilia con richieste estorsive precedute da biglietti minacciosi dattiloscritti e seguite da esplosioni di pistola all’indirizzo delle attività commerciali. Lo scorso 5 novembre il padre, il 55enne Francesco Amato, condannato per mafia nel processo Aemilia, per circa 10 ore aveva creato forte apprensione asserragliandosi all’interno dell’ufficio postale di Pieve, a Reggio Emilia, con cinque ostaggi per poi essere arrestato dai carabinieri
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IL PRIMO PIZZINO. Ecco la trascrizione del primo pizzino: "Al sotto scritto la perla: vi chiediamo di essere gentili e di capire il problema vi chiediamo ogni mese di darci la somma di mille euro non sono niente al confronto di quanto guadagnate e dalla chlientela che avete se si oggi abbiamo è ventu venticinque zero un duemila e dicianove mi ascolti bene per il ventinove di questo mese dopo la chiusura mi mette attaccato alla porta un nastro rosso e poi vi diremo nop noi il giorno del pagamento se negativo e lei quel no nastro rosso non lo mettera é specialmente se ci accorgiamo che puzza di sbirri secondo me sara brutto mentre le persone man staranno per mangiare t e tutto un tratto scoppia il finimondo perderai un sacco di clienti sara un peccato vedere la perla chiudere ci pensi bene,;:ç***".
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IL SECONDO PIZZINO. Ecco la trascrizione del secondo pizzino: "al titolare della perla: essendo che le nostre richieste sono caduti nel vuoto io stasera ti faro dei danni perchè ai sottovalutato il problema per questa sera anzi domani cabierai i vetri e se ancora continui a fare ilt estardo ti mettero fuoco o chi lo sa se mi faiu girare bene i coglioni ti cambizzo tu che dici, quindi far farmi capire che sei favorevole aqlla mia richiesta doma,ni sera metti nastro rosso che poi ti daremo noi l'indicazioni intanto agiustati la vetrata che costera tanto faccia di merda".
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