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violenza tra i giovani 

«Fight Club al Novi Sad? È normale, succede spesso»

Gabriele Farina
«Fight Club al Novi Sad? È normale, succede spesso»

Giro tra gli studenti all’uscita dalle scuole per capire come il fenomeno sia esteso «I motivi sono sempre futili: si sfidano per vendetta o per vedere chi è più “figo”»

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«Le risse tra studenti capitano spesso e sempre per cose inutili». La voce di una studentessa del Venturi alla stazione delle corriere lascia trasparire una «prassi» ben più profonda degli ultimi fatti di cronaca che la Gazzetta da giorni sta raccontando, dopo i filmati apparsi in rete e sui social sul “fight club” del parco Novi Sad.

Le ragazze e i ragazzi in attesa dei mezzi per tornare a casa sono a conoscenza sia del combattimento tra studenti organizzato (e filmato al Novi Sad) sia dall’aggressione di studentesse del Deledda da parte di coetanee proprio davanti al PalaMolza. I pretesti sono vari: «Affermare di essere più “fighi”, credersi più forti, vendicarsi perché un altro ha calpestato scarpe da cinquecento euro, tutti motivi inutili». Chi di loro ha visto una rissa scoppiare ha deciso di non intervenire.

«Se dovesse capitare chiamerei un adulto – ha riconosciuto Chiara, studentessa del Venturi – perché non sarei in grado di sedarla. Se fossi coinvolta in prima persona? Non sarei coinvolta, proprio no. Se capitasse a un’amica la faremmo ragionare in tutti i modi».

«Non passeremmo mai alle mani – ha aggiunto la compagna di scuola Sofia, contraria a un coinvolgimento diretto – ma semmai cercheremmo di chiamare chi sta per buttarsi in una rissa per risolvere prima la questione».

Più controverso il dibattito sulla possibilità di filmare la scena o meno. «I video non si fanno perché non bisogna – è intervenuto Federico, anch’egli studente del Venturi – semmai sarebbe giusto intervenire per separare i coinvolti. Se sono due si possono cercare di fermare, se sono invece in trenta bisogna chiamare qualcuno».

«Registrare per avere le prove di chi ha iniziato andrebbe anche bene – ha ribattuto Sofia – ma in realtà non è mai così. Chi filma non lo fa certo per questo, ma per farsi due risate. Certo non è mai un motivo buono: è un comportamento da bambini».

Garantiscono di non aver preso parte a episodi di violenza, ma dicono di averli visti, dicono che non è una prassi ma succede. Non tutti i giorni, però succede spesso. Se dovesse capitare di assistere a risse tra coetanei ricorrerebbero allo smartphone per chiamare le forze dell’ordine o alle corde vocali per chiedere aiuto agli adulti vicini alla scena.

Soltanto la giovane s’è detta favorevole ai filmati “da sorveglianza” per sottoporli in seguito agli adulti. Tutti gli altri, invece, si sono detti contrari a ogni filmato e ancor più alla condivisione dopo sui social. Soltanto un’intervistata del gruppo ha avuto una testimonianza diretta delle risse, mentre gli altri ne hanno ascoltato i racconti o letti i resoconti. Perchè i giovani, lo sanno, ne parlano.

«Personalmente, però, non ho mai assistito in diretta ad una rissa», dice Giovanni, che con Matteo e Davide ha appena finito una giornata di scuola all’istituto Spallanzani. Unanime la condanna della violenza sempre e comunque, per cui nessuno dei tre ha garantito che sarebbe in prima linea per prendere a calci e pugni un altro studente. Diversa la posizione sulle azioni da fare in caso di rissa altrui. «Se è coinvolto un amico cerco di tirarlo fuori», ha sostenuto Giovanni. «Non mi schiero da nessuna parte», la linea di Matteo. Siamo a pochi metri da dove l’ultima rissa filmata ha fatto il giro dei social. Chissà quanto tempo passerà prima di vederne un’altra. —



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