Rapina la banca con il cutter e aggredisce un’automobilista
Con il volto travisato per nascondersi alle telecamere si fa consegnare mille euro La vittima: «Mi puntava il coltello, voleva la mia vettura. L’ho spintonato e urlato»
«Mi ha preso per il braccio una prima volta dicendomi: dammi le chiavi della macchina. Allora io, d’istinto, gli ho risposto: non ti do proprio nulla. Ma lui ha tirato fuori dalle tasche un coltello dalla lama piuttosto lunga e, puntandomelo contro, ha detto nuovamente: dammi le chiavi della macchina, brutta st... Per rabbia, l’ho spintonato con lo zaino che avevo a tracolla rispondendogli ancora: non ti do proprio nulla. Era un uomo alto all’incirca 1,70 e magro, con una sciarpa sulla bocca e un cappellino con visiera che gli copriva gli occhi. Parlava con un accento italiano, dalla cadenza nostra, del Nord. Tremo ancora dalla paura…».
Questo il racconto di una nota commerciante di Bastiglia che ieri alle 8,50, in via Attiraglio, ha vissuto il violento incontro con chi poco prima ha messo a segno la rapina al Banco San Geminiano e San Prospero di via Marconi, in pieno centro. E il rapinatore solitario, forse per facilitarsi la fuga, ha provato a farsi “consegnare” la Dacia Duster della donna, minacciandola con il fendente. Lo stesso con cui intorno alle 8,30 si è introdotto in banca, dirigendosi subito in cassa. Poi, sfoderando il coltello e gridando - “Datemi i soldi” - si è fatto dare dalla cassiera mille euro. Infine è uscito, girando su via Attiraglio.
«Ho visto quel tizio che litigava al telefono con qualcuno - spiega la negoziante - io ero accanto alla mia auto, che avevo parcheggiato di fianco alla pizzeria al taglio “Il Veliero” per andare a trovare mia figlia. E mentre ero accovacciata per caricare dei cartoni nel baule, mi si è avvicinato di spalle provando a farsi dare le chiavi. Solo quando mi sono messa ad urlare, è fuggito. Dalla confusione si è affacciata una donna che vive sopra la pizzeria. È stata lei a chiamare i carabinieri, che sono arrivati subito per via della rapina, io ero scossa: mi tremavano troppo le mani per comporre il numero. Inoltre, venerdì alle 14 - puntualizza la donna - ho incontrato sulle scale del mio palazzo un nomade mai visto prima. Gli ho addirittura indicato come aprire la porta d’ingresso per uscire. Salvo scoprire che, probabilmente, era il ladro che mi aveva appena svaligiato la casa. Ormai tra furti e rapine non si vive più». —
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