Un carpigiano a giudizio con il boss Grande Aracri
per i due omicidi di mafia del 1992
C’è anche un presunto complice carpigiano alla sbarra a Reggio accanto a Nicolino Grande Aracri. Il boss della ’ndrangheta è ricomparso in Emilia. Lo ha fatto ieri, da un tv piazzato nell’aula assise del tribunale di Reggio, in videocollegamento dal carcere di Opera di Milano, da dove è intervenuto un paio di volte al telefono per impedire che il processo - che lo vede imputato quale mandante dei due omicidi del 1992 che insanguinarono Reggio e Brescello - venisse ripreso dalle tivù. I due omicidi risalgono a 27 anni fa, durante la cruenta guerra fra clan per l’egemonia sul territorio che si consumava all’epoca tra la Calabria e il nord Italia. Furono uccisi il 33enne Nicola Vasapollo (gli spararono il 21 settembre 1992), e Giuseppe Ruggiero, 35 anni, colpito da un commando di killer travestiti da carabinieri il 22 ottobre , nella casa del paese di don Camillo dove era agli arresti domiciliari. Ma oltre al Comune (sciolto per condizionamenti mafiosi nel 2016), non ci sono richieste di altre parti civili. Sono stati 12 i nomi delle parti lese fatte dal giudice, figli, mogli e parenti delle vittime, nessuno dei quali presenti in aula. Un copione già visto. Il processo è stato aggiornato per questioni di notifiche. Grande Aracri è l’unico imputato a partecipare al processo. Assenti ieri il carpigiano Antonio Lerose, Angelo Greco e Antonio Ciampà. Lerose, di Carpi, considerato vicino al clan Dragone, era uno del commando di finti carabinieri. Le armi e le false divise arrivavano dalla Calabria, mentre la banda aveva basi operative a Modena. A confermarlo il pentito Valerio, da cui il processo è ripartito. —
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