Donare gli organi a cuore fermo L’eccellenza è a Baggiovara
Doppio prelievo di fegato e reni, trapiantati al Policlinico e a Bologna Con il nuovo metodo tanti pazienti possono continuare a sperare
Una ha seguito la procedura “tradizionale”, mentre l’altra è stata fatta a cuore fermo, con tutto quello che ne consegue in termini di tempi e di complessità. Una doppia donazione con la quale, grazie alla generosità dei modenesi e alla professionalità dei medici, l’ospedale civile di Baggiovara ha dato una nuova speranza a tre pazienti. Sono due, infatti, le donazioni di organi effettuate nello stesso giorno, lunedì scorso, al Nuovo ospedale Sant’Agostino Estense: in un caso l’operazione è stata fatta a cuore fermo, consentendo un trapianto di fegato al Policlinico e di due reni a Bologna, mentre nell’altro il donatore era in stato di morte cerebrale, e il fegato è stato trapiantato al Sant’Orsola di Bologna. Una donazione, quella a cuore fermo, che porta a 7 i prelievi di questo tipo effettuati a Baggiovara da gennaio 2017, consentendo così di trapiantare 10 reni e 6 fegati, questi ultimi tutti trapiantati al Policlinico di Modena: l’Azienda Ospedaliero Universitaria si conferma così uno dei centri più importanti in regione e in Italia nella donazione a cuore fermo, procedura multidisciplinare e complessa, che richiede tecnologia avanzata e un pool di medici a disposizione. Ma a rendere il sistema ancora più efficiente è un altro fattore: la possibilità di avere all’interno della stessa azienda il luogo in cui trapiantare gli organi donati, ovvero il Centro trapianti di fegato e rene del Policlinico. Tornando alla donazione a cuore fermo - per la quale la legge italiana è particolarmente tutelante per il donatore, dal momento che per determinare la morte con criteri cardiologici è necessario osservare un’assenza completa di battito e di circolo per almeno 20 minuti - si tratta di una procedura clinico-chirurgica estremamente complessa, dal momento che richiede un elevato livello di collaborazione tra strutture e discipline diverse: per l’intervento di fine gennaio, ad esempio, sono entrate in gioco Terapia intensiva, Chirurgia vascolare, Nefrologia, Laboratorio analisi, Ingegneria clinica, Laboratorio di tipizzazione tissutale e Centro di riferimento regionale. Questo tipo di donazione richiede inoltre l’utilizzo di sofisticati strumenti dedicati alla ri-perfusione dei reni: la tecnologia attuale permette infatti di riossigenare a temperature e pressioni controllate l’organo prelevato, al fine di migliorarne la performance prima del trapianto. Una procedura che consente dunque di estendere il numero dei potenziali donatori, comprendendo pazienti che un tempo non era possibile prendere in considerazione e contribuendo a ridurre la cronica carenza di organi che determina lunghi periodi di attesa in lista, con conseguente rischio di uscita dalla stessa per la progressione della malattia e la conseguente impossibilità di affrontare un trapianto. —
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