Per avere posti ad hoc serve l’ok della giunta
Sette matrimoni su dieci celebrati con rito civile prevedono una cerimonia nelle location di pranzo (o cena) con tanto di altarino, tappeto rosso e scambio degli anelli. Tantissime le coppie che decidono di sposarsi in Comune durante la settimana per poi celebrare la cerimonia in altre location, rito definito “simbolico” proprio perché non ha alcun valore ufficiale. Il codice civile (art. 106) stabilisce, infatti, che il matrimonio con rito civile debba essere celebrato pubblicamente nella casa comunale davanti all’ufficiale dello stato civile al quale è stata fatta richiesta di pubblicazione. La celebrazione al di fuori della casa comunale è prevista dall’articolo 110 del Codice civile solo in caso di infermità o altro impedimento dei nubendi. Ed è infatti così nei 10 comuni modenesi più popolosi, ma nelle vicine province – con il boom delle cerimonie “simboliche” – è anche possibile sposarsi ufficialmente in location che non siano uffici o strutture comunali. Il comune di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, consente cerimonie ufficiali anche alla Corte di Villa Spalletti; stesso discorso per Vezzano sul Crostolo e Canossa, nel Parco Matildico e nell’antico borgo medioevale Votigno di Canossa. Possono farlo? Certamente. L’articolo 3, comma 1 del D.P.R. 3 novembre 2000 prevede infatti, come specificato dalla circolare n. 29 del Ministero dell’Interno, che “i Comuni possano disporre l’istituzione di uno o più separati uffici dello stato civile. Si può pertanto anche deputare una sala esterna alla casa comunale a fine di celebrarvi i matrimoni, purché l’istituzione sia prevista da una delibera della giunta”. Insomma: basta solo volerlo fare. —
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