Vita nascente, il confronto diventa bagarre
Il tentativo di fare sintesi finisce con uno scontro tra religiosi. Dalla platea un ginecologo: «Non esistono medici abortisti»
La sintesi del vescovo, don Erio Castellucci, alla fine della serata sulla vita nascente che ha visto confrontarsi e dialogare esponenti delle grandi religioni monoteiste e di diverse confessioni cristiane, è senza dubbio la più azzeccata anche se, come conferma lo stesso presule, si tratta di una sintesi complessa: «Ci sono posizioni diverse, a partire dalla fede in un Dio creatore, poi abbiamo esposto le varie posizioni delle chiese e delle religioni, credo che quello che è emerso anche relativamente al dibattito, sia che tutti siamo a favore della vita e che vogliamo promuovere la vita nascente, che nessuno vuole colpevolizzare le donne che non accolgono la vita. Credo che su questo aspetto della vita nascente sia importante continuare a confrontarsi, perché ancora non si riesce a farlo con serenità anche nel dibattito pubblico e politico non si riesce ad avere serenità su questo punto. Almeno in questa occasione abbiamo dimostrato che è possibile parlarne insieme anche da posizioni parzialmente diverse ed è possibile avere idee diverse rispettandosi. Oggi questo è comunque un grande messaggio».
La serata, infatti, è stata effettivamente complessa. Non tanto per gli interventi degli esponenti religiosi (che, con sfumature diverse, hanno sostanzialmente concordato sulla difesa della vita nascente e sulle preoccupazioni in merito al calo demografico, come pure sulla depenalizzazione della donna che abortisce), ma soprattutto per un dibattito a tratti acceso ma soprattutto disordinato, con posizioni comprensibilmente differenti ma anche con qualche caduta di stile. A scatenare la prima polemica un’affermazione sui farmaci contraccettivi come portatori di potenziali malattie di padre Totolici, ortodosso rumeno, a cui ha risposto direttamente una ginecologa del Policlinico che poi, nel dibattito, ha chiarito come non esistano, a suo avviso “medici abortisti” da contrapporre agli antiabortisti. L’altro ortodosso, della chiesa russa padre Arletti, ha invece iniziato con quella che ha definito “una sciabolata” nei confronti dell’imam della Casa della Misericordia di Modena, Bakari, chiedendo conto della poligamia. Al di là di questi interventi, come detto, è stato il dibattito a tracimare un po’, tra richiami all’obiezione di coscienza (che, a detta di un intervenuto, per essere reale deve essere ‘pagata’ col carcere) e altri alla situazione delle donne che, a dispetto della legge 194, secondo molti dei presenti non sono messe nelle condizioni di scegliere realmente, finendo con l’abortire senza un supporto adeguato e senza la possibilità di scegliere di tenere il bambino. La chiosa finale, della giornalista di Avvenire, Lucia Bellaspiga ha riportato il dibattito nell’alveo più adeguato: «Non si tratta di colpevolizzare le donne, ma di dialogare e costruire una cultura dell’accoglienza». —
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