Spara a tortore e colombacci Un 46enne a processo
CONCORDIA. È accusato di aver sparato, e ucciso, tortore dal collare e colombacci: le prime non sono cacciabili, i secondi non lo erano, secondo l’accusa, il giorno in cui il fatto è avvenuto. A processo C’è un 46enne, residente a Concordia, fermato dalla polizia provinciale il 3 settembre del 2015 nel reggiano, a Cadelbosco.
In quella data - come è stato spiegato l’altro giorno al processo - la caccia non era ufficialmente aperta. Ma si trattava della prima domenica di pre-apertura: un periodo che ogni Regione governa e stabilisce quali specie si sono possono cacciare e quali no. Quel giorno, delle guardie volontarie che facevano dei controlli nella zona di Villa Argine avevano individuato il cacciatore appostato. E vicino a lui, le prede uccise. Ma tra queste, ne erano state individuate quattro di specie non cacciabili. Da qui la richiesta di intervento, per le contestazioni del caso, della polizia provinciale.
Sul posto era intervenuto l’ispettore Lorenzo Ferrari, comandante della polizia provinciale di Reggio, che ha testimoniato in aula. La difesa ha puntato sul fatto se in zona ci fossero altri cacciatori appostati - e Ferrari ha dichiarato che ce ne era un altro a 200 metri - ma che le prede uccise erano vicine al 45enne. E che è difficile ipotizzare che tutti e quattro i volatili abbiamo volato feriti per diversi metri prima di schiantarsi al suolo e morire tutte nello stesso punto.
Il processo è stato rinviato ad aprile. Il giudice Maria La Nave ha chiesto che vengano aggiunti agli atti i documenti regionali relativi al calendario venatorio del 2015. Quelli cioè che diranno – almeno per quanto riguarda i colombacci, perché le tortore dal collare non sono comunque cacciabili – se quel giorno si poteva sparare ai volatili che ha ucciso il modenese. —
El.Pe.
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