Gazzetta di Modena

Modena

l’affondo 

«La Biblioteca Estense è morta L’ha distrutta Franceschini»

S.L.

L’ex direttore Ernesto Milano, responsabile per 27 anni, lancia un appello al ministro e chiede l’autonomia rispetto alla Galleria 

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Appello dell’ex direttore della Biblioteca Estense Ernesto Milano al ministro della cultura Alberto Bonisoli: il responsabile per lungo tempo dell’istituto oggi parte delle Gallerie Estensi parla di «situazione insostenibile al limite del collasso per una delle più illustre biblioteche storiche italiane».

«Avendo diretto l’Estense dal 1978 al 2005 - scrive l’ex direttore - avendo ricoperto vari ruoli di rilievo nell’ambito del ministero come membro, per più legislature, del Consiglio nazionale e di comitati di settore, credo di potere avere voce a pro della gloriosa istituzione modenese al cui triste destino ho assistito negli anni, purtroppo impotente, fino al suo quasi annullamento culturale e amministrativo». Milano è durissimo e dà colpa della situazione al predecessore di Bonisoli: «La piena responsabilità di tale disastro - continua la lettera - è da attribuire all’assurdo, improvvido e sciagurato provvedimento del suo predecessore, il ferrarese onorevole Dario Franceschini che certo passerà alla storia per avere determinato la distruzione di illustri biblioteche come la Braidense di Milano e l’Estense Universitaria, indistintamente confusa e poco riconoscibile in quelle che pomposamente vengono definite Gallerie Estensi che tra l’altro accorpano incomprensibilmente anche la Pinacoteca di Ferrara in un misto ibrido. Sotto la mia gestione la biblioteca, con la piena collaborazione del personale via via cresciuto fino a oltre cento unità, era divenuta un faro culturale per gli studiosi italiani e stranieri visto che è la terza in Italia per numero di manoscritti. Oggi, annullata nella sua identità (il centralino risponde “Gallerie Estensi”), ridotta a sole 27 unità di personale con due soli bibliotecari di fresca nomina e un informatico, la biblioteca vive uno dei suoi periodi più oscuri della sua storia e senza alcuna inversione di tendenza è destinata a scomparire. Oltre a Franceschini non può non rimanere coinvolta l’attuale direttrice Bagnoli che, certo, non per colpa sua, ha una formazione diversa da quella di un bibliotecario per cui nei sui provvedimenti latita la componente biblioteconomica e bibliografica per dare spazio all’orientamento tipico dello storico dell’arte».

E poi l’appello finale: «Onorevole ministro se quanto esposto le potrà sembrare di parte o non credibile invii a Modena i suoi ispettori che accertino, ad esempio, se sia giusto inviare a Ferrara per ben quattro mesi la preziosa quanto delicata Bibbia di Borso d’Este e se sia corretto chiudere la sala di lettura per farne una sala espositiva. Cancelli questa brutta pagina dei beni culturali italiani». —

S.L.

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