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Tiepido e Frattina divisi da muro isolante «Il prossimo passo è la bonifica totale»

Giovanni Balugani
Tiepido e Frattina divisi da muro isolante «Il prossimo passo è la bonifica totale»

Da 40 anni amianto, metalli pesanti e fanghi. La battaglia di Roberto Monfredini e Filippo Gianaroli e i lavori della Regione

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Come polvere sotto a un tappeto. Solo che la polvere sono scarti industriali, metalli pesanti e amianto; il tappeto, invece, è un appezzamento di terra di 4,35 ettari incastrato tra il torrente Tiepido e la Pedemontana, nella zona industriale di Solignano.

Per quarant’anni si è rimasti passivi di fronte a una situazione di grave inquinamento e pericolo, causato da chi di notte negli anni ’70 andava a scaricare abusivamente i fanghi delle ceramiche, con “operai” pagati in nero. Si è andati avanti così per tre anni, dal ’76 al ’78, poi nel 1981 quella cava scomoda è stata coperta. Operazione non sufficiente a tutelare la salute e l’ambiente. Il Tiepido, che proprio lì si incurva verso la Frattina, erodendo e scavando ne ha riportato alla luce una parte e le falde, inoltre, si trovano a minima distanza dalla superficie. Negli anni, nonostante nel 1991 un giudice intimasse agli enti pubblici - e non all’ignaro proprietario terriero subentrato - di effettuare la bonifica, ci si è dimenticati di quella cava nascosta. Tanto che lì, proprio sopra a dei metalli pesanti, si è anche coltivato, almeno fino al dicembre 2005, quando è arrivato lo stop dal Comune. E vi si trova addirittura una pista da cross abusiva.

LA BATTAGLIA

Di vera e propria battaglia si può parlare quando si descrive il lavoro svolto dai consiglieri comunali Roberto Monfredini e Filippo Gianaroli.

«Nel 2014/15 un muraglione che separava il letto del fiume dalla cava è crollato - spiega Monfredini - Un manufatto, realizzato presumibilmente tra l’84 e l’85, di cui non esiste documentazione. Proprio nel 2014 camminando nell’alveo del fiume era possibile vedere a occhio nudo lastre di amianto a contatto con l’acqua. Dopo quelle denunce è stata asportata una quantità di amianto tra i 20 e 30 quintali, che secondo le relazioni di Arpa lì non doveva esserci». Ci sono poi gli scavi del 2010, per realizzare la Pedemontana: «Uno scavo di 6500 tonnellate, che viene lasciato nella Frattina e che, sempre secondo Arpa, non avrebbe dovuto contenere amianto. A trovarlo è stata la ditta di Agrigento che aveva vinto il bando per la rimozione: scavando le prime trincee si sono trovati frammenti di amianto ovunque e ha dovuto subito interrompere i lavori. Per poi riprenderli dopo una nuova riformulazione del bando ad hoc per l’eternit».

il passo più importante

«Dopo i successi su amianto e cumuli della Pedemontana, il passo successivo era la sponda», prosegue Monfredini. Nel 2018 l’accelerazione: «L’erosione della sponda è già evidente. Eseguiamo delle analisi di laboratorio che confermano la presenza di metalli pesanti. Tra gennaio e febbraio presentiamo esposti, petizione all’Europa e scriviamo al ministero, che in pochi giorni conferma che la bonifica deve essere fatta dagli enti pubblici. Il 29 marzo Arpa scrive una nota alla Regione in cui la informa della necessità di intervenire. Il 9 luglio la commissione Ue accetta la nostra petizione, che sarà discussa in Parlamento nel 2019. Il 19 novembre la Regione emette una delibera d’urgenza per l’intervento da 175mila euro».

Il cantiere inizia nel dicembre scorso: isolando la sponda con un telo apposito e poi realizzando un muro alto 4 metri che di fatto separa fiume e cava. Inoltre il corso del Tiepido viene leggermente deviato, in modo da evitare ulteriormente il contatto tra acqua e inquinanti. Ora manca l’ultimo step, la bonifica totale.

«Un’opera per cui erano già stati stanziati 13 miliardi delle vecchie lire - spiegano Monfredini e Gianaroli - ma per cui l’amministrazione di Castelvetro non ha mai fatto richiesta e che sono stati quindi elargiti ad altri Comuni». —



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