Gazzetta di Modena

Modena

i timori dei residenti 

«Crepe nel ponte S.Ambrogio Sono saltati anche i vetrini»

Saverio Cioce
«Crepe nel ponte S.Ambrogio Sono saltati anche i vetrini»

Piene e alluvioni mettono  a dura prova il manufatto  che collega la via Emilia a Bologna. «Crepe aumentate per numero e dimensioni»

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Un altro ponte a rischio, ma questa volta nel cuore della Pianura Padana.

Le crepe aperte nel ponte di S.Ambrogio, a una manciata di chilometri da Modena sulla via Emilia per Bologna, mettono in apprensione i residenti della zona che negli anni hanno assistito all’aggravamento del degrado della struttura che collega le due province, scavalcando il Panaro in una posizione strategica.

«Quando ci fu l’alluvione del 1966 - racconta Ermanno Bianchini, che da più di quarant’anni abita accanto al fiume - nella fessura più grande ci passava un dito. Adesso ce ne stanno tre. Vuo pur dire che la situazione si sta aggravando. O mi sbaglio? Eppure anche se ho chiesto informazioni a diversi enti, e da ultimo anche a un ingegnere dell’Anas, in occasione della piena di poche settimane fa. Il risultato? Tante rassicurazioni generiche che non mi hanno affatto messo tranquillo. Non si riesce a sapere, ad esempio, quali sono i criteri per valutare la stabilità del ponte visto che anche l’ultima volta il traffico è stato interrotto. Una prova dei pericoli? I vetrini cementati per misurarne gli spostamenti si sono tutti rotti, da tempo, ma non sono mai stati sostituiti».

La forza dell’acqua e l’arrivo di tronchi che finiscono per intasare le arcate sono sempre stati un pericolo in un’opera che ormai supera i duecento anni di vita ma che ancora oggi registra il passaggio di migliaia di mezzi, a cominciare da pesanti Tir che vogliono evitare gli intasamenti della vicina autostrada.

In altre parole quel ponte, in epoca estense presidiato da due casermette per ogni lato visto che il Panaro era confine con lo Stato Pontificio, oggi è l cuore pulsante della viabilità modenese nei collegamenti tra nord e sud. È pur vero che dopo la ricostruzione del 1946 (le truppe tedesche in ritirata lo avevano fatto saltare in aria) è stato affidato all’Anas, ma i pericoli per la stabilità sono rimasti un’incognita. È per questo che gli ingegneri misero in opera delle strisce di vetro, sistemate nei punti strategici dei muri di mattoni, per misurare gli scostamenti dei manufatti.

Una soluzione presente anche in parecchi edifici storici di Modena, infallibile. Ora le crepe non hanno più questi misuratori e a giorni il governatore Bonaccini riceverà un esposto con le foto e dettagli sulle lesioni. —



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